L’inganno delle reti di impresa

Davide Martignani di Augea srl, mi ha mandato questo articolo interessante e ho pensato di condividerlo immediatamente con voi.

Fumo negli occhi degli imprenditori

Non credo esista alcun imprenditore, manager, dirigente impegnato in una piccola impresa che non si sia dovuto confrontare negli ultimi mesi con l’ipotesi di aderire ad una rete di impresa. Praticamente ogni giorno qualcuno si fa avanti con questa proposta, sottopone questa modalita’ di operare come se questa fosse la panacea di tutti i mali, e quando puntualmente manifesto la mia diffidenza verso questo strumento, come minimo sul viso del mio interlocutore appare una espressione mista di stupore, disprezzo, disgusto, supponenza. Sembra quasi che come nei fumetti appaia sopra la sua testa la frase: “Ma come, davvero tu non credi a questa meraviglia, non ti rendi conto che sei praticamente l’unico imprenditore del mondo che non ha capito che con il contratto di rete si cresce, si fanno affari, si compete sul mercato globale ed inoltre si ottengono finanziamenti “facili” dallo stato?”

Ogni volta ho l’impressione che il mio interlocutore stenti a credere che qualcuno metta in discussione la bontà della proposta. Beh io voglio chiarire il mio pensiero enunciandolo con voce stentorea: A MIO MODESTO PARERE, LE RETI DI IMPRESA SONO UNO STRUMENTO INEFFICACE E SOPRATTUTTO UN INGANNO. E visto che non mi piace fare affermazioni gratuite, passo a elencare le motivazioni di questo mio giudizio negativo. Se a qualcuno interessa approfondire il tema, questo link mi pare esaustivo (link 2)

 

Prima bugia: FARE RETE SIGNIFICA COMPETERE nei mercati in cui la singola impresa è inefficace.

Posso anche ammettere che in alcuni limitatissimi settori (mi pare soprattutto quelli legati all’export) le micro-dimensioni delle imprese italiane siano poco convincenti e non riescano a fare la massa critica necessaria per essere vincenti ed efficaci. Ma ritengo anche che moltissime piccole e micro imprese abbiano la loro ragione d’essere proprio nelle caratteristiche implicite dell’essere piccole: sono snelle, veloci, specializzate, di nicchia, molto spesso guidate da persone che lavorano più per passione che per stretto interesse economico e per questo disponibili a sacrificarsi. E inoltre mi pare che laddove il mercato di riferimento o il business stesso rendano convenienti le aggregazioni, gli imprenditori procedano direttamente con accordi commerciali o anche con operazioni societarie senza passare per altri strumenti. E quando le aggregazioni sono richieste per la partecipazione alle gare d’appalto pubbliche lo strumento è già disponibile senza inventarne altri ed è la Associazione Temporanea di Imprese. Quindi in sostanza non mi pare che il contratto di rete in tal senso offra particolari vantaggi alle imprese che ne fanno parte (che – va detto – conservano comunque la loro personalità ed indipendenza giuridica).

 

Seconda bugia: CI SONO FORTI VANTAGGI FISCALI

Il vizio di sbandierare poderosi provvedimenti a sostegno delle imprese (o delle famiglie, o delle fasce sociali deboli e l’elenco potrebbe continuare), che alla prova dei fatti si rivelano privi di efficacia o – come in questo caso di contenuti e soprattutto DI FONDI – è una prerogativa di quasi tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni, non esente questo ultimo. Non so quanti sono a conoscere il meccanismo di incentivazione studiato dal Legislatore (e a pioggia anche delle regioni, di sicuro dell’Emilia Romagna): costituire una Rete di Imprese consente alle aziende aderenti un regime di sospensione dell’imposta  dovuta (IRES) sulla quota di utili che viene accantonata in un apposito fondo patrimoniale a beneficio degli investimenti necessari per realizzare il piano o il progetto che sta alla base della costituzione della rete stessa. Quindi in sostanza lo Stato rinuncia a incassare le imposte su una parte degli utili (utili?????? Utili in questi anni?????) che l’azienda investirà per realizzare quanto previsto dal contratto di rete. Al momento la regola vale per gli anni 2010, 2011, 2012 e io mi chiedo: ma di che utili stiamo parlando? Parlare di detassare gli utili in questi anni secondo me è come regalare i climatizzatori agli abitanti della Groenlandia, oppure le stufe alle tribù del Mali!! E ancora, quanti fondi ci sono a disposizione? Un sacco di soldi: 20 milioni di euro per il primo anno e 14 milioni di euro per ciascuno degli altri anni, per tutti i contratti di impresa su tutto il territorio italiano! A me pare poco più che una elemosina, tanto è vero che per il 2010 è già scattato il calcolo del riparto. Quindi, il Legislatore si è fatto bello con quattro soldi, e con buona pace delle micro e piccole imprese che in questi 3 anni gli utili li vedranno col binocolo, considerato lo scenario economico attuale.

 

Cui prodest? (A chi giova?)

Il furbo Andreotti è molto ricordato per la frase che “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca!”. Beh, io penso male, malissimo di questa cosa e penso anche di avere individuato chi trae vantaggio da questa situazione. Sono i soggetti che ho citato nella frase di apertura di questo post. I consulenti, ancora loro, i mitici consulenti. Quei signori che vengono a casa vostra sotto le sembianze di: consulenti d’impresa, strateghi di finanza pubblica agevolata, rappresentanti di associazioni di categoria, mediatori ed affaristi vari. Tutti lorsignori (almeno quelli che ho avuto il piacere di incontrare io, salvo rare eccezioni) mi hanno spiegato che – dietro un modestissimo compenso – sarebbero stati felici di prodigarsi per aiutare la mia azienda ad accedere ad un contratto di rete, di occuparsi di tutta la burocrazia necessaria, di mettere una buona parola presso l’organismo che si occupa della asseverazione del contratto (volete sapere chi sono questi organismi abilitati? Toglietevi una curiosità, fate un giro su questo link  (vedi link 1 qua sotto), e vedrete che in sostanza, chi vi propone il contratto in realtà è direttamente connesso con chi vi rilascerà l’agognata asseverazione, e ditemi se non vi viene in mente il conflitto di interesse……..  sembra la storia di quando le banche negano gli affidamenti e spediscono la gente a chiedere alla Finanziaria tal dei tali, facente parte dello stesso gruppo creditizio…..). Esponendo le mie perplessità circa il fatto che per pensare ad un contratto di rete occorre anche avere un progetto, un obiettivo comune, una potenziale sinergia con imprese simili alla mia, tutti loro mi hanno rassicurato (sempre beninteso molto disinteressatamente) più o meno con queste parole: “Non si preoccupi, che problema c’è, troviamo altre 2 imprese interessate alla stessa agevolazione, non importa cosa fanno, se non sono del suo settore, della sua filiera, qualche cosa inventeremo, tanto poi non è che nessuno sia in grado di valutare bene se il progetto è realmente utile oppure no: l’importante è ottenere l’asseverazione su una cosa un po’ vaga (naturalmente mi occupo io della cosa, sempre dietro modestissimo compenso), tipo l’innovazione dei processi amministrativi (io rimango un po’ basito per la sfrontatezza, ma – paziente – ascolto) e poi basta farsi fare le fatture con diciture più o meno attinenti il tema e il gioco è fatto”.

Di solito gli incontri con questi signori finiscono qua. Il mio stomaco è un po’ in subbuglio, il mio sdegno e il mio disprezzo per questi comportamenti sono alle stelle, la mia rabbia sale. E l’Italia – secondo me – sta un po’ peggio…..

Beh, con un certo disgusto devo commentare: “CHAPEAU alla faccia tosta!” Con tanti saluti all’etica, all’onestà intellettuale, al rispetto delle regole.

Links di riferimento:

LINK 1 (organismi abilitati)

LINK 2 (approfondimenti)

(Davide Martignani)

 

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53 Comments

  • Massimo Manca 47 anni ago

    Tanto per sapere: esistono reti di impresa che stanno già funzionando? Ne sento sempre parlare ma nella pratica vorrei davvero sapere se esistono. In ogni caso che differenza ci sarebbe tra una rete d’impresa, un consorzio, una associazione temporanea di imprese e un ditretto? Quello che penso io è che per entrare su mercati esteri dove è necessario avere dimensioni maggiori dovrebbe esistere un’impresa capofila dotata di capacità commerciali, di marketing e finanziarie che diventi agile e competitiva grazie ad una serie di partnerships con piccole e medie imprese che le forniscano servizi, prodotti e semilavorati, un sistema a non più di 3 livelli.

  • Alberto Bertoni 47 anni ago

    Purtroppo credo sia proprio così. Una bella alleanza di fatto fra aziende con prodotti sinergici ed obiettivi comuni sarebbe sicuramente meno farraginosa e più efficace; ovviamente occorre buona volontà oltre a lasciare da parte egoismi e sospetti. Quanto agli eventuali sgravi fiscali, aiuti o altro mi piace ricordare alle aziende mie clienti che gli imprenditori di maggior successo non sono certo stati mai “aiutati”: ve l’immaginate un giovane Bill Gates intento a maneggiare con certi “consulenti”? Suvvia…!
    Concordo sul fatto che le piccole aziende faticano a fare massa critica ed a sostenere i costi per l’internazionalizzazione però
    la ricetta è e rimane una sola: buonsenso, inventiva e tanto, tanto lavoro!
    Saluti a tutti

    Alberto Bertoni

  • Andrea 47 anni ago

    Diverse annotazioni.
    Prima di tutto, credo che l’errore sia, in generale, la confusione che si fa tra rete di impresa e contratto di rete.
    Questa è soltanto l’ultimo perché, già da tempo, si confonde la Rete con le ATI e/o con i contratti.
    La Rete è una forma di organizzazione aziendale ; ATI, consorzi e contratti sono delle forme, più o meno giuridiche,
    che potrebbero usare le Reti per “esercitare” un proprio ruolo rispetto a Bandi, Appalti, stakeholder.
    Una Rete esiste senza Ati, contratto o consorzio. Purtroppo in questo momento ho l’impressione che vengano fatti spesso
    Contratti di Rete senza che dietro ci sia una Rete ma solo per accedere al finanziamento di questi 3 anni.
    Credo che qui sia da ricercare chi ci guadagna veramente : se ha occasione di vedere la lista dei contrati di rete,
    troverà diverse “grandi” aziende italiane; aziende che sicuramente non hanno bisogno di fare rete o di utilizzare
    uno strumento “non voluto” per “loro” ; aziende che sicuramente hanno avuto degli utili.
    Certo a chi studia la Reti da tempo, da sicuramente fastidio questo proliferare di consulenti solo negli ultimi 3 (guarda caso i tempi del contratto).
    Ci stanno (stiamo) guadagnando ? Non penso; sono stati fatti solo 300 contratti in 3 anni, coinvolgendo forse 2000 imprese.
    I consulenti non possono sicuramente “vivere” di Rete.
    Se il contratto in se, non ha alcuna funzionalità, ben diverso è il ruolo della Rete. Io credo che la Rete serva.
    Certo una azienda inefficiente rimane una azienda inefficiente anche in Rete. La Rete non “trasforma”.
    L’azienda efficiente che entra in Rete ha la possibilità di giocare una partita ad un livello più alto ; ha la possibilità
    di creare qualcosa (prodotto/servizio) di nuovo ed offrirlo ad “altri clienti” ( .. e non a clienti di altri) : clienti che non avrebbe potuto raggiungere da sola, sia
    in Italia, sia nel resto del mondo.
    Il problema dell’Italia è il pluralismo di aziende microscopiche (6.000.000) condotte da imprenditori molto aggregatori ed individualisti. La Rete è la risposta dei libri di economia
    (non il contratto di Rete che invece ne è un pallido tentativo di imitazione) : insegna a noi imprenditori a stare insieme (per sempre). Credo che sia una strada
    percorribile, forse l’unica e probabilmente solo una fase verso una aggregazione “più proprietaria”.

    Massimo la sua soluzione è quella che ritengo l’unica concretamente utilizzabile e si chiama Rete Verticale.
    Un esempio di tale tipologia , funzionante dal 1994, è la Diconet (http://www.diconet.it)
    A questo link può trovare altre Reti, alcune datate alcune nuove (http://www.retidiimprese.it/links/)
    La sua ricerca su differenze tra Reti, ATI, Contratti, Consorzi potrebbe iniziare da qui
    http://www.retidiimprese.it/2010/08/la-capogruppo/

  • max 47 anni ago

    La nostra è una rete di professionisti (ingegneri e architetti – che lavorano essenzialmente nel campo dell’edilizia e del design) che sì è costituita proprio per promuovere il nostro lavoro. A noi non interessavano finanziamenti o agevolazioni, a noi interessava poter lavorare in rete su un territorio più ampio rispetto a quello strettamente locale e creare sinergie per avere la forza per contattare più grandi realtà produttive e di contatto con la clientela. Ci siamo tirati su le maniche, abbiamo costruito e organizzato gli strumenti per poter lavorare in telelavoro e per una rete intranet. Abbiamo messo su de i contratti interni che non possono essere ATI perchè hanno un progetto distribuito nel tempo. Secondo me se si parte dal concetto di fare rete per avere una qualsiasi sovvenzione si parte già sbagliando in partenza. I vantaggi sono pratici e la rete è una cosa concreta a prescindere dai finanziamenti.

    • Andrea 47 anni ago

      Max, mi piacerebbe saperne di più della vostra esperienza e credo che possa interessare i nostri lettori. Mi scriva, se crede, presso info@retidiimprese.it
      Andrea

    • Enrico 3 anni ago

      Sto lavorando ad una rete di imprese nel campo della progettazione ecosostenibile e mi interesserebbe avere informazioni sulla vostra rete, mi puo’ contattare a contatto@ebus.it ?

      • Andreas Voigt 3 anni ago

        Mi può contattare allo +41 44 5851252. Noi siamo in Svizzera. Può contattarmi nel pomeriggio e le posso dare ogni tipo di informazione che le serve.

    • oscar 2 anni ago

      Ciao Max, mi sembra che le tue, tra le risposte e osservazioni siano tra le più equilibrate. Mi spiace che ogni volta che mi viene chiesto che mestiere faccio ho davvero fatica a dire il consulente, anche perché ammetto che è una categoria molto disastrata da brutte esperienze che non accomunano la maggior parte dei professionisti che la frequentano. Ma non credo che non sia così un po ovunque, io mi lamenterei dei miei stessi potenziali clienti che non sanno in effetti valutare al meglio cosa fare, e quindi si diffonde il pensiero che i fondi, di qualsiasi tasca siano, servano non a fronte di progetti ma di speculazioni. Io lavoro sugli Emirati e sinceramente, l’aggregazione o la formazione di lobby se vogliamo chiamarle, per fare pressione sul mercato, per aprire le porte al made in italy sarebbe l’arma giusta. L’unico Made in Italy che funziona purtroppo è quello dei grandi brand, oppure di piccole realtà che però hanno investito nel tempo, magari con l’aiuto di consulenti che si sporcano le mani condividendo il percorso del cliente oltre la soglia del puro cosa conviene fare…

  • Davide Martignani 47 anni ago

    Credo sia opportuno chiarire che le reti cui facevo riferimento nel mio articolo gentilmente pubblicato da Andreas, sono quelle previste dal art. 42 del Decreto-legge del 31 maggio 2010 n. 78 – “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010 e convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010 n. 122.
    Le reti così come le descrive Max non solo possono essere utili, ma a mio avviso sono quelle più efficaci perché nascono dal comune interesse dei partecipanti a mettersi insieme, a prescindere appunto dal supporto di un incentivo fiscale (e probabilmente a prescindere da qualsiasi consulenza profumatamente pagata: in questo caso non ci sono organismi accreditati sui quali “mettere una buona parola”.
    Il senso della mia contestazione sta nel fatto che questo provvedimento legislativo venga benedetto da decine di pseudo-consulenti col solo fine autoreferenziale di procurare del lavoro a loro stessi, a prescindere dal fatto che per le imprese che vi aderiscono, in larghissima parte è del tutto inefficace.

  • linnox 47 anni ago

    io vedo solo che l’abitudine dell’italiota medio e mediocre anche in questo caso è quella di gettare letame anche dove non servirebbe visto che già ce ne è abbastanza: vale per tutti il vecchio motto “armiamoci e partite!” tanto caro agli italiani che non vogliono assolutamente prendersi responsabilità delle loro azioni e che come avvoltoi aspettano che qualcuno sbagli SOLO per farglielo notare senza prendere in considerazione la REALTA’, OSSIA: POPOLO DI PECORE E DI VIGLIACCHI CHE ASPETTANO SEMPRE CHE QUALCUNO FACCIA IL LAVORO PER POI ACCODARSI E CRITICARLO! tipico, non solo degli Italiani, ma anche di chi ci vive e sposa questa “cultura al ribasso”.
    DEPRIMENTE.

    • Davide Martignani 47 anni ago

      Caro linnox, sono l’autore di questo post, quindi prenditela pure con me.
      Io trovo che questo tuo commento sia volgare, offensivo e gratuito. Se il tuo parere è diverso dal mio, ti consiglio di argomentarlo e spiegarlo a tutti, magari con toni meno esasperati; sarà un ottimo spunto per confrontarsi. La violenza verbale con cui ti esprimi mi parrebbe degna di miglior causa e devo anche dirti che la veemenza che hai usato nello scrivere rende poco chiaro – almeno a me – il tuo pensiero. Con chi ce l’hai?

    • paolandsascia 5 anni ago

      certo la mia risposta è un pò avanti nel tempo ma non resisto:
      é ovvio che Linnox è un consulente e non riuscendo a controllarsi non credo sarebbe efficace nell’aiutare qualcuno a guadagnare.
      Se bastasse la passione o l’autodifesa per riuscire nella vita saremmo tutti già al traguardo..
      In bocca al lupo al giovane (anche se non lo è anagraficamente)Linnox

  • Andreas Voigt 47 anni ago

    Mi accodo alle considerazioni dell’autore del Post. Convengo perfettamente sulla volgarità e l’imbecillità dell’intervento di linnox.

  • Roberto Gallerani 47 anni ago

    Sono convinto che fare rete sia la convinzione che “l’insieme è maggiore della somma delle parti”, ossia il fatto che un gruppo di imprenditori, prima ancora che di imprese, ossia donne e uomini, arrivino a decidere di stimarsi ed aver fiducia, in un rapporto paritetico, sino al punto di impegnarsi a costruire insieme qualcosa di diverso, nuovo o più grande di quello che singolarmente potrebbero fare. Ciò senza sospendere le inziative di ciascuno, ma iniziando comunque un serio e coordinato percorso comune di crescita ed evoluzione. Questa è cultura prima di tutto, un modo diverso di rapportarsi agli altri nel modo di vivere i propri interessi e le relazioni con gli altri; Max ad esempio prima lo calava nel mondo dei liberi professionisti dove la cultura/abitudine del piccolo sino al limite del singolo è all’ennesima potenza, ma credo che valga anche per la maggior parte delle nostre micro e piccole imprese. Tutto il resto sono strumenti: quelli contrattuali, quelli normativi e fiscali, quelli tecnologici, quelli organizzativi ecc tutti assolutamente essenziali e strategici, ma inutili se non esiste a monte la cultura del collaborare per un obiettivo condiviso e la consapevolezza del valore economico che ha. A questa cultura penso che dovremo tendere tutti, anche se la nostra storia di italiani e la nostra scuola ci hanno sempre poco spinto in questa direzione. Nel segno di questa consapevolezza e volontà allora penso che sia per tutti più facile anche capire se chi porta esperienze e competenze a supporto ed a favore dell’applicazione degli “strumenti”, sia davvero capace e non un millantatore, uno sfruttarore delle mode o anche solo un volonteroso non all’altezza.

    • paolandsascia 5 anni ago

      Bellissimo intervento e attuale vedi Social Business.
      Certo ohe tutto sta cambiando, dall’importanza/supremazia dell’opinione di ciascuno (clienti) resa pubblica nelle piattaforme sociali, gli esperti stanno già insegnando ad aprirsi ai reali bisogni del cliente, a dimenticare la manipolazione del “parco buoi”.
      Forse, ora visto che la competenza imprenditoriale dovrà aggiornarsi e essere trasparente, resisteranno solo i veri talenti, i veri lavoratori.
      Insomma il vecchio:”quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare” 🙂

  • Betamile 47 anni ago

    Io credo che il contratto di rete si uno strumento utile per creare un contenitore giuridico flessibile e leggero, che permette di definire liberamente le relazioni tra i soggetti e garantisce un limite alle responsabilita’ tra i soggetti e la rete e tra la rete e i soggetti. Se lo strumento sia piu’ o meno utile dipende dall’uso che se ne fa. A mio avviso creare una reta fittizia per prendere un finanziamento pubblico a uffo non e’ un progetto che ha molte probabilita’ di aere successo nel lungo termine. Se invece un gruppo di imprese fa rete con un progetto e delle necessita’ comuni, se dalla rete nascono economie di scala e sinergie allora la rete e’ uno strumento efficacissimo per incontrare il mercato presentandosi con tutte le carte in regola per essere competitivi.

  • Marco Sbrocchi 4 anni ago

    Io non sono entrato più di tanto nel concetto di rete, mi sono però spesso domandato perchè creare un’ulteriore aggregazione che non ha però una rilevanza giuridica come succede per un consorzio (non ha una p.IVA), ma è riconosciuta a livello giuridico e a tal fine deve sottoscrivere un contratto davanti ad un notaio. Sono infine giunto all’idea che sia un modo per ottenere fondi, perchè come detto già da alcuni le aggregazioni venivano già realizzate, ed è solo un modo diverso di presentarsi. Comunque di reti funzionanti ne conosco, e sono principalmente tra aziende che si completano come profilo per presentare servizi a tutto tondo, oppure con finalità comuni (vedi internazionalizzazioni, fiere ecc.). Ma ripeto, non vedevo la necessità di creare una nuova entità.

  • gianni tirelli 4 anni ago

    LA RETE: L’OPPIO DEI POPOLI

    “Il Sistema dorme sonni tranquilli, certo che la massa di ebeti adoranti, narcotizzati e intrappolati come mosche fra le maglie della grande ragnatela mediatica, ha perduto per sempre la sua capacità di di ribellarsi e di combattere”

    Mi rivolgo a tutti voi, amici e nemici, sostenitori e accaniti detrattori, sottraendomi da ogni sentimento di disprezzo e di odio che in genere nutro per tutti coloro che ancora oggi, nonostante la tragedia umana, sociale e ambientale che aleggia minacciosa sopra le nostre teste, persistono nei loro comportamenti dissennati, rendendosi complici diretti e fautori della fine, prossima e ineluttabile.

    Se noi stessi, per primi, siamo incapaci di riconvertire i nostri comportamenti irrazionali in altri di natura etica e spirituale, come possiamo minimamente credere di trasmettere quella forza empatica che dietro le nostre parole, può produrre il cambiamento?
    E’ l’esempio che conta e non l’inconcludente chiacchiericcio ! I fatti concreti e la coerenza dei nostri atteggiamenti, si ascrivono a metafora delle radici sane e profonde di quell’albero che è la nostra vita. Un albero che può produrre frutti dolcissimi se curato a dovere, e frutti velenosissimi se lasciato a se stesso.
    Ma mentre io arrivo al succo della questione, alla radice del problema, gli intelligentoni di turno continuano a svolazzare fra le foglie secche e i frutti bacati di un albero che sta per tirare le cuoia ed esalare il suo ultimo respiro. Del resto, l’immagine del mondo che abbiamo di fronte é la logica e inevitabile conseguenza di una moltitudine di parassiti in balia della propria coltivata ignoranza che nel tempo ha trasfigurato in astio, odio, solitudine, intolleranza e fascismo.!
    Il mondo ci sta crollando addosso e nel frattempo i grandi capitalisti sono intenti a studiare nuove forme di speculazione mentre, dall’altra parte, un branco di stupidi indefessi, in veste di novelli Sheelock Holmes si limitano a denunciare le cause di un tale tracollo economico, ambientale, umano e di valori – tutto questo senza muovere un dito – senza volere rinunciare a nulla per cambiare lo stato delle cose, anteponendo un fastidioso parlottio all’azione pragmatica. Hanno smarrito quella passione che consentirebbe loro di avere il polso esatto dell’attuale condizione in cui versa l’umanità, costringendoli così ad avventurarsi nei meandri di una realtà che lo stesso Dio onnipotente non sarebbe in grado di decifrare.
    Quando sento parlare di certezza scientifica, rabbrividisco! Un ossimoro a tutti gli effetti: una calamità che non ha risparmiato niente e nessuno. Un’opera di distruzione di massa che ha tradotto tutto in chimica, plastica, tecnologia e rifiuti, e che non ha precedenti nella storia di questo pianeta – un atto di estrema incoscienza e di profanazione, per trarre profitti vivisezionando l’opera di Dio. Un peccato talmente abominevole che ha messo ha dura prova la sua pazienza, e alterato le logiche e le ragioni degli equilibri perfetti che regolano il cosmo. La terra, per l’universo (un tutto vivo e pensante), è oggi come una cellula cancerogena all’interno di un organo del corpo umano, che riproducendosi in forma ipertrofica, rischia di infettare e contaminare tutto il resto.
    E’ per tanto ragionevole pensare, che presto sarà annientata in virtù di un meccanismo di auto protezione di cui si avvale l’universo, in circostanze simili. E non sarà ne la prima ne l’ultima volta!
    Ma queste, sono cose che io so, e che attingo dalla mia mente liberata e dalla mia anima trascendente, mentre i tanti, che cavalcano l’onda dell’iper/informazione mediatica, non sono che un branco di asini ammaestrati dall’opera di omologazione del Grande Fratello: la Rete.
    Di veramente nostro, in realtà, non se ne vede l’ombra (se non in rare eccezioni), indaffarati come siamo a rendere pubblici i crimini economici, politici, finanziari e ambientali di questa società e che, in larga parte, sono la risultante dei nostri comportamenti, e dipendenze dal Sistema Bestia.
    Tutto troppo comodo! Non è in questo modo che ci laveremo la coscienza! Siamo tutti complici e fautori di quella fine che abbiamo prodotto, e che ce ne guardiamo bene dal volere vedere, rinnegando l’evidenza dei fatti e rimandando ad altra data quella consapevolezza che ci costringerebbe ad abbandonare ogni resistenza e inettitudine, per sferrare il colpo mortale al Sistema Potere.
    Dobbiamo togliere la testa dalla sabbia e guardare in faccia alla realtà, benché dura e dolorosa, ma in qualsiasi caso, la cosa più opportuna da fare.
    L’imminente collasso del Sistema, non è più una questione di un secolo o di qualche decennio, ma siamo alla vigilia del punto di non ritorno. E dunque che mi frega di apparire impopolare, offensivo e catastrofista, suscitando l’indignazione, lo sprezzo e lira degli altri? Sono in pace perché io so, mentre gli altri sono informati, ma non sanno niente. La verità è un atto di umiltà – quel processo di bonifica interiore che ci libera da pregiudizi, conformismi, dipendenze e debolezze per poi condurci al’essenza delle cose.
    Siamo alla Fine, comunque la si voglia immaginare! Il tempo è scaduto, e se non avete ancora fatto le valige per abbandonare le città e trovare rifugio e autonomia in qualche luogo sicuro, le vostre possibilità di sopravvivere, sono nulle.

    Il Sistema ci vuole così! Come adesso; incollati di fronte allo schermo di un computer, inebetiti dall’illusione di ritenerci liberi, e di poterlo combattere e sconfiggere, in virtù di qualche post trafugato dal grande mare della Rete. Un innoquo gioco d’aria prodotto dal movimento di un ventaglio, sulla sua chioma posticcia!!
    Adesso siamo schiavi a tutti gli effetti. Questo è il “moderno oppio dei popoli!” Una droga virtuale che ci ha reso inoffensivi, sterilizzando ogni personalismo, disinnescando in noi ogni impulso rivoluzionario, e lobotomizzando le nostre coscienze.
    L’informazione attraverso i moderni mezzi di comunicazione, è simile ad un giornale di gossip che registra le notizie in tempo reale, provocando la maniacale curiosità della gente al pettegolezzo e relegandola in una condizione di immobilità invalidante – esonerandola così da ogni oggettiva responsabilità. Il Sistema dorme sonni tranquilli, certo che la massa di ebeti adoranti, narcotizzati e intrappolati come mosche fra le maglie della grande ragnatela mediatica, ha perduto per sempre la sua capacità di di ribellarsi e di combattere.
    Lui intanto incassa, e se la ride sulla nostra conclamata cazzonaggine!

    Gianni Tirelli

    • Andreas Voigt 4 anni ago

      Scusa se ti pubblico il tuo commento solo adesso, ma per un po’ di giorni il mio sito è rimasto fermo! Causa terremoto…

  • massimo lucidi 4 anni ago

    Cari Tutti, molte delle cose che scrivete bene in termini di inganno (martignani docet) sono più che condivisibili. Ma personalmente ritengo che molte volte nel commentare un nuovo strumento giuridico ognuno porti ragioni ed esperienze personali spesso negative perchè legate al cattivo uso che se ne fa. anche della conciliazione obbligatoria se ne fa un gran (cattivo) parlare. la mia esperienza che vorrei condividere con Voi è la realizzazione della rete di impresa per le cooperative. non tutti in italia sono eterodiretti, assistiti, mantenuti dalla politica: non bisogna essere per forza coop rosse o bianche per poter fare cooperativa. e quand’anche sei il campione del contributo pubblico, la tua tua struttura inefficiente è condannata dalla storia e dalla crisi economica e non di certo ti salverà la rete di impresa. a costo zero, stiamo mettendo appunto un sistema integrato, la rete di impresa appunto, tra tre grandi coop indipendenti promotrici. Vi invito gli interessati a fare domande e proposte anche alla mia mail se vi va info@massimolucidi.it

  • Panfilo 4 anni ago

    Sono un imprenditore che sta promuovendo la propria rete senza l’aiuto di consulenti esterni o associazioni

    Condivido quasi tutto ciò che è contenuto nell’articolo.

    Personalmente credo nell’aggregazione ma, come tutti, sono spaventato dalle nubi di avvoltoi che si aggirano intorno alle carcasse (qui posso dirlo senza essere linciato?).

    Recentemente ho cercato di far notare la diminuzione di interesse commentando una statistica di un gruppo linkedin.

    Tutto ciò per lanciare un monito ai consulenti promotori (in buona fede) dell’iniziativa.

    Invece di indurre una sensata riflessione ho subito gli attacchi, anche ingiuriosi, di alcuni membri del gruppo. Pazzesco no?

    Molte sono le imprese che condividono l’esperienza meglio descritta nell’articolo. E’ per questo che, a mio avviso, dopo una fase di entusiasmo si sta riscontrando una fase di disillusione.

    Buon lavoro a tutti

    • oscar 2 anni ago

      Ciao Panfilo, lavoro negli Emirati come consulente per un approccio paese che è tra i più difficili per il nostro sistema di ragionare. Mi reputo un imprenditore, di quelli che si p sporcano le mani per trasmettere esperienza e operatività ad aziende e imprenditori che hanno voglia di uscire dal cerchio in cui si trovano. Nella mia vita ho trovato spesso diffidenza oppure entusiasmo, troppo a volte, su progetti e idee presentati a chi a parte la capacità di lavorare sul proprio prodotto no ha avuto mezzi e volontà per andare oltre, per rischiare, e anzi quando l’ha fatto si è trovato i famosi avvoltoi, di società piccole o grandi, a volte il consulente che arriva da una multinazionale fa figo…, Lo so è dura avere fiducia nel prossimo, ma il vero punto è che io, consulente e tu, imprenditore abbiamo lo stesso valore, lo stesso amore per il nostro prodotto e la stessa capacità di volere andare oltre. Ma a quanti di noi, onesti, tanto quanti ne possono esistere tra artigiani, industriali etc… hanno il coraggio di dare valore all’esperienza e non al prodotto che fisicamente vedi e pesi, e confronti… Grazie per l’ascolto e buon lavoro sincero.

  • simonetta 47 anni ago

    ho letto il post iniziale, per il quale ringrazio la volontà di comunicare/condividere. Le esperienze negative non sono mai una sconfitta se portano il risultato della formazione esperienziale. Approccio con il tenore formale, così vengo presa sul serio, essendo la prima signora che interviene dopo una sfilza di professionisti. Ho letto per punti salienti gli altri interventi. Premessa e skills di chi vi scrive: dal 1998 ho vissuto ed assistito tutti i gradi di supporto all’imprenditoria, da quella molto piccola al femminile (il più delle volte gratis) a quella industriale delle famigerate 488, e così credo di essermi fatta un pò le ossa e di averle viste veramente tutte.
    sono una di quelle figure tanto vilipese, che alla fine degli anni ’90 girava, donna, con un arcaico computer portatile per spiegare agli imprenditori (maschetti e molto supponenti asseragliati nelle logiche della Cassa del Mezzogiorno e nelle commesse clientelari dei portaborse politici,) che le cose stavano per cambiare, e che sul quanto e come sarebbero veramente cambiate, ne avrebbero avuto vera consapevolezza solo fra una ventina d’anni. Io proponevo, perchè all’epoca era ancora possibile, le
    ristrutturazioni aziendali grazie all’informatizzazione dei sistemi qualità,alla formazione, all’ampliamento delle strutture e delle infrastrutture, ma proponevo anche la possibilità di “consorziare” i costi di gestione contabile, di certificazione, di formazione per la sicurezza, della comunicazione, marketing, internazionalizzazione. paventando il fatto che il cosiddetto Mercato, non aspettava nessuno, e che come mi aveva insegnato mio padre immigrato calabrese “chi si ferma è perduto”. Ovviamente niente di tutto questo fu veramente percepito, e fin troppo spesso, o cercavano di portarmi a cena fuori oppure molto semplicemente facevano una botta di conti, e la domanda era sempre la stessa “si vabbè ma di questo finanziamento cosa mi rimane in tasca?” io basita… mi scusi ma così lei ha l’azienda ristrutturata praticamente gratis.. ” “signora non ci siamo capiti.. a me cosa rimane in tasca?” Passò l’angelo e disse Amen. I patti territoriali sono stati un fallimento, gli “sportelli unici”, manco a parlarne, il Marketing Territoriale è stato usato più per creare carrozzoni politici che Agenti di Sviluppo. Io sono rimasta una consulente che non è mai diventata ricca, ma anche le aziende non è che stanno tanto bene. Io credo in conclusione, che per tanti imprenditori veramente seri la causa della loro disperazione nel mandare a casa i dipendenti che lo avevano visto crescere, risalga a molti anni fa, ossia la mancanza culturale della maggioranza delle stesse imprese di intraprendere. Creare un contratto di Rete, o una Rete e basta, una compagnia bocciofila d’imprese, dovrebbe impattare proprio questo… recuperare quello che ha portato il made in Italy nel mondo, L’INTRAPRESA. ne conseguenza ne sarebbe, che tutti ma proprio tutti, dovrebbero tornare a fare la propria funzione oltre che il proprio dovere. Il sistema finanziario .. finanzi, le Pubbliche Amministrazioni .. Amministrino.. Le imprese.. Intraprendano… IN QUESTO MODO RIMARREBBERO FORSE TEMPO E RISORSE PER I CITTADINI NEL FARE CITTADINANZA. Fare Rete deve significare che i bisogni di alcuni rappresentano sicuramente risorse per altri. Basterebbe, questo si è doveroso, saperli coniugare. Ma per questo non servono “consulenti” incravattati e scarpe lucide, servono cervelli… fantasiosi..pragmatici… e molto umili… LO SO .. NON DIVENTERO’ MAI RICCA…. ma pensando ai sacrifici fatti e alla precarietà economica che la professione fatta e pensata in questo modo costringe, mi considero più che soddisfatta se in qualche modo ho salvato specularmente anche solo un posto di lavoro… augurando buon lavoro , cordiali saluti

  • Enrico Sestini 47 anni ago

    Questo articolo riporta tre critiche sostanziose alle reti di imprese, e come spesso accade i limiti riportati non sono nello strumento rete di impresa in se, ma in come questo viene utilizzato. Se l’obiettivo e’ accedere a sgravi fiscali e contributi a fondo perduto, e non a sviluppare sinergie profittevoli, chiaramente il risultato a lungo termine della rete e’ compromesso…

    Nel caso dell’internazionalizzazione, il mio campo si interesse principale, la critica e’ meno incisiva per almeno due ragioni :

    • sui mercati esteri fare rete significa quasi sempre fare massa critica, cioe’ essere in grado di competere piu’ efficacemente, dato che il maggior limite delle nostre piccole medie imprese (PMI) e’ proprio la dimensione e la capacita’ di investimento

    • i vantaggi fiscali ormai in scadenza, oggi non sono piu’ tanto appetibili. In compenso esistono buone fonti di finanziamento bancario per le imprese che fanno rete efficacemente per vendere sui mercati esteri, e molti finanziamenti o contributi a fondo perduto di Regioni, Camere di commercio e Province

    Per quanto riguarda il business della consulenza alle reti di impresa, credo che si possa facilmente arginare coinvolgendo le stesse nella gestione successiva dell’organo comune, e quindi misurando le stesse non sulla presentazione di un piano ma sulla loro capacita’ di realizzarlo

  • Alessandro 47 anni ago

    Mi sono imbattuto per caso in questo forum e sono più che entusiasta. Sto scrivendo la mia tesi di laurea su come si stanno trasformando i distretti industriali in formalizzate reti tra imprese. Ho trovato tantissimo materiale, tanta teoria e molti commenti entusiastici in merito a questo “nuovo” strumento che regolamenterebbe le collaborazioni tra imprese.
    Mi aspettavo però qualche considerazione fuori dal coro, e le ho trovate qui tutte in una volta. Non sono molte ma parlando di cose concrete mi hanno fatto capire meglio la realtà di questa disciplina!!
    Non ho niente da dire in merito, non ho le carte in regola per farlo. A contrario a voi CHIEDO. Sto cercando del materiale in merito al distretto motoristico di Atessa, recentemente divenuto Rete d’imprese. Ma come faccio a reperire l’elenco delle aziende che hanno stipulato il contratto? E inoltre, avete qualche considerazione in merito a questo argomento, cioè l’evoluzione (????) dei distretti in reti??
    Grazie per l’attenzione e lo spazio concessomi.
    Alessandro Oliva.

  • Michele Mazza 47 anni ago

    Per sostenere tali argomentazioni sarebbe necessario esporre dei dati, che però dicono che le reti di imprese funzionano. Ovviamente serve un progetto, fare rete tanto per fare è come fare impresa senza uno scopo. Agevolazioni fiscali o benefici vari sono solo invenzioni di ciarlatani, i professionisti seri chiariscono subito che sgravi o contributi non se ne vedono. Ma se esistono ciarlatani non vuol dire che l’istituto della rete sia un inganno.

    • Andreas Voigt 47 anni ago

      Vero, devo riconoscere che ho avuto modo di incontrare una rete d’impresa che funziona e anche bene. Senza ciarlatani tra l’altro a mestare in mezzo …

  • Giuseppe 47 anni ago

    A mio avviso a ragion veduta analizzando la normativa questo strumento (come molti altri) sono creati ad hoc per permettere l’elusione fiscale alle grandi aziende. Se gli organismi preposti facessero i dovuti controlli sulla reti create dalla grandi aziende troverebbero “scatole cinesi” e penso che in molti casi i soldi dei “pseudo-investimenti” vadano a convogliare in aziende estere (promozione, marketing, ecc.).
    Il problema è tutto all’italiana… come si è fatto per l’energia rinnovabile (anziché concedere il finanziamento alle famiglie ed alle imprese per l’autoconsumo hanno dato i soldi alle grande imprese e le famiglie e le imprese oltre al prezzo pagano un surplus per l’energia rinnovabile – oltre al danno anche la beffa).

  • Fulvio Braida 47 anni ago

    Ho una decennale esperienza nella gestione di strutture consortili. quando ancora c’era la necessità di inserirsi sui mercati esteri. Oggi, anche grazie ad internet, tutti conoscono tutti, il mercato della grande distribuzione, a parte casi sporadici e settoriali, è scomparso.
    Il settore trainante è il contract, la fornitura per alberghi, ristoranti e comunità. In pratica nei servizi e nei prodotti di qualità.
    In questo forum ho letto solo idee che mi riportano ad almeno quarant’anni fa quando si pensava (e lo si è fatto) di aggredire direttamente i mercati con offerte di prodotti economici.
    Oggi tutti conoscono i clienti ed i clienti conoscono tutti. Chi vende bene è perché ha buoni contatti all’estero. Inghilterra, Olanda, Irlanda, Germania, Austria, Usa, Canada …. sono i centri cui si rivolgono le grandi linee di navi da crociera, i grandi alberghi, le strutture realizzate in tutto il mondo. Inserirsi in questa rete di rapporti commerciali è molto difficile: non bastano prezzi e qualità, servono rapporti personali che si creano in anni di frequentazione. L’Italia non è tra le nazioni più apprezzate in questo tipo di contatti.
    La rete d’impresa è solo una nuova forma di tassazione per le aggregazioni tra ditte complementari o, come si direbbe oggi, di “filiera”. Imprenditori che offrono gli stessi prodotti o similari, ben difficilmente si associano e, soprattutto, non condividerebbero mai il loro portafoglio clienti.

    L’attività della mia micro impresa è quella di rappresentare i clienti non ho quindi alcuna difficoltà a condividerli. Non solo, i clienti stessi sono disposti ad investire in strutture che creino dei centri espositivi e commerciali dai vari prodotti italiani. Senza “made in Italy”, semplicemente evidenziando la qualità e la flessibilità della produzione. Si parla quindi di investimenti, non di contributi a fondo perso.
    Questo ho proposto alla Regione, Associazioni di categoria, alle varie ASDI, cioè ai vari distratti del mobile, dei coltellinai, dell’agro alimentare, del turismo…….. mai avuto nessuna risposta.

    La rete d’impresa serve solo come carrozzone politico per distribuire fondi agli amici degli amici, farsi pubblicità ed incamerare voti.
    Un sistema molto più semplice è la scrittura privata o un’aggregazione direttamente all’estero dove i costi sono senz’altro inferiori.
    Fulvio Braida

  • Giorgia 47 anni ago

    Salve, essendomi imbattuta in questo post, chiedo a voi ciò che non riesco a reperire via internet: esistono casi concreti di Reti d’impresa non riuscite?

  • Claudio 47 anni ago

    Il problema sono gli imprenditori che fanno parte delle reti.
    Reti spesso costituite non tanto per aggregare/concentrare in unico soggetto ( per esempio gli acquisti o le vendite ) ma solo per risparmiare sui costi che il singolo diversamente dovrebbe sostenere o per ottenere fondi regionali ( per esempio partecipazioni a fiere ).
    Nella realtà quando ci parli percepisci che viene vissuta come scelta obbligata, ma appena possono evitano di mettere a fattor comune fornitori e Clienti.
    Senza bisogno di fare reti d’imprese basterebbe semplicemente un accordo di partnership o interscambi di quote societarie; fare rete seriamente non è essere coinvolti una tantum ma mettere a fattor comune per esempio le vendite.
    In futuro resisterà sul mercato non solo chi saprà adattarsi, anticipare o essere reattivo ma chi smette quella cultura del “da solo è meglio” oppure “resta tutto in famiglia” per capire che una cessione di “potere” ( che può essere semplicemente delegare la gestione ad altri ) porta solo vantaggi e dimostra lungimiranza.
    La stupidità, come diceva qualcuno è insistere nel voler fare sempre allo stesso modo pensando di ottenere risultati diversi, oppure sperare che passi la nottata e tutto torna come prima.
    Resto dell’idea che è più facile trovare scuse nella crisi e altro che ammettere di non essere più adeguati; dimostrazione è che nello stesso settore spesso trovi imprese in crescita e altre che chiudono a parità di condizioni ambientali.

  • Giovanni 47 anni ago

    Mi stupisco che una persona che non svolge la professione in maniera sistematica e professionale si permetta di “sparlare” di uno strumento innovativo ed efficace in un momento di crisi quale quello attuale.
    Se il valente critico sulle Reti di Impresa conoscesse bene il meccanismo delle reti di impresa, saprebbe che i benefici nel costituirsi in rete sono quelli che, visto che non svolge la professione di Manager di Rete, non sono stati inseriti nel suo articolo.
    Lui (il valente giornalista) ha messo in evidenza le argomentazioni che le istituzioni hanno presentato in questi tre anni come benefici, defiscalizzazione degli utili, incentivazione con voucher per la costituzione della Rete, ma i benefici sono molti altri e funzionano.
    Sono il primo a dichiarare che la Legge sulle Reti di Impresa siano state pubblicizzate e incentivate in maniera errata e sono purtroppo diventate per molte delle aziende che si sono costituite una forma per prendere soldi dallo stato e dalle Istituzioni, ma mi possa credere il giornalista che quando faccio il manager di rete questi due aspetti non li promuovo assolutamente in quanto ritengo che l’aggregazione di più aziende in rete ha obiettivi e strumenti che certamente non si limitano ad essere finanziari, almeno nella fase costitutiva ma bensì la rete deve poter beneficiare di strumenti finanziari solo nel momento in cui è pienamente operativa e quindi produce maggiore fatturato o riduzione di costi, allora sì che lo strumento finanziario diventa importante ed efficace per la piena riuscita della Rete.
    Quindi mi permetto di dissentire su quanto scritto dal caro giornalista che farebbe meglio a documentarsi più specificatamente prima di aprire bocca, meglio prima di mettere in rete degli scritti che continuano a promuovere la cattiva costituzione e gestione di una Rete di Imprese. Venga con me, assista a quanto un buon professionista quale il Manager di Rete preparato fa durante il suo lavoro nella costituzione e gestione di una rete e dopo si permetta di scrivere le vere verità e non quelle apparenti e più meschine. Lo strumento delle Reti di Impresa non è uguale a quello delle ATI, dei consorzi o di altre forme di aggregazione, è uno strumento che se conosciuto in profondità e applicato correttamente nella realtà quotidiana può dare dei risultati significativi all’economia italiana e alle singole aziende partecipanti ma, la serietà e la perfetta conoscenza dello strumento può fare la differenza!!!

  • Marco Piero Paolini 47 anni ago

    vorrei lasciare qui anche il mio commento,
    Mesi fa sono stat contattato da una di queste reti di impresa, si chiamava ITALIA IMPRESA NETWORK, i quali interessati dal mio curriculum, mi fissano un appuntamento per diventare un affiliato.
    Appena arrivo nel posto stabilito, gia mi accorgo, che la sede non è nientemeno che casa del presidente della rete, ma ci voglio passare sopra; lui inizia facendomi accomodare, poi con una buona dialettica inizia a raccontarmi meraviglie legate a quello di cui si occupano, bonifiche, costruzioni, compravendite, ristorazione, grandi opere, bioarchitettura, ed inoltre anche servizi annessi legati al tesseramento. Da quello che mi racconta sembra una rete molto allargata un po’ a tutti settori, come dire “poco trasparente” con possibilità di mandare capitali all’estero… Poi mi parla di guadagni immediati, dati dal fatto che, una volta iscritto, sarei diventato il presidente di zona, e che tutti coloro che avessero voluto iscriversi sarebbero passati atraverso di me per iscriversi ed io avrei preso il 40 % del coso d’iscrizione. A questo punto io lo interrompo nel suo viaggio onirico, e puntualizzo: “OK, ammettendo che tutto ciò funzioni veramente, io mi affilio volentieri, a patto che i 100 euro di affiliazione, me li scalate alla prima commisione che mi passerete per la quale io emetterò regolare notula.
    A questo punto lui ha cambiato totalmente tono, ed ha provato la seconda tattica, dicendomi che non mi avrebbe fatto pagare i 100 euro se li avessi portato 5 clienti per il weekend… Io non volevo crederci, ma era come se fosse in preda ad un delirio di onnipotenza, credendo di avere davanti un “senza dio che cerca una guida spirituale”.
    Infine ci siamo lasciati con la promessa che avrei meditato su ciò che mi era stato proposto e gli avrei fatto sapere la settimana successiva.
    La settimana successiva ci siam incontrati di nuovo, stavolta in un bar, dove io ho rinnovato la mia proposta la quale però questa volta è stata accolta.
    Da quel giorno mi sono stati inviati per email i miei biglietti da visita personalizzati, ma di una commissione neanche l’ombra. In compeso però mi invitano sempre a degli eventi formativi tutti rigorosamente a pagamento eseguiti da una agenzia di formazione affiliata, con contenuti abbastanza superflui, del tipo “preparati al miglior anno della tua vita” oppure “SOPRA VIVERE ALLA CRISI”, niente che serva alla professione nel mio caso di architetto e che comunque mi possa far riconoscere crediti formativi.

    spero di esser stato utile con la mia esperienza.

    Distinti saluti

    • Andreas Voigt 47 anni ago

      Direi utilissimo! Grazie!

    • Alessandro 47 anni ago

      Ciao Marco,
      tempo fa ero stato contattato anch’io dal presidente di Italia Impresa Network e mi aveva chiesto a suo tempo di andare a fare il colloquio presso la sede di Pistoia. Io non l’ho più richiamato perché essendo di Parma, mi era molto scomodo e soprattutto non voleva accennarmi nulla per telefono. Onestamente la cosa mi sembrava un po’ fumosa. Ultimamente mi ha mandato una mail che sono stato selezionato per dirigere la nuova sede nella mia provincia.. ???
      Tu hai qualche novità in merito? O devo comunque lasciar perdere, in quanto la solita furbata all’italiana?
      Grazie.

      Saluti.

      • marco 47 anni ago

        Ciao Alessandro,
        Io pure fui selezionato per diventare presidente della sede della mia zona. Per Presidente si intende: apri uno studio, fai l’inaugurazione con loro, versi il tuo contributo di tessera che erano intorno ai 150 euro se non di più, poi ti fai una rete di contatti che se vogliono lavorare con te devono tutti versare 100 euro per entrare nella rete.
        Io non me la sono sentita, perché andare a chiedere soldi a persone che non hanno molto lavoro al momento mi sembra da delinquenti. non è per i 100 euro che sono una cifra irrisoria, ma siccome si parla di fare rete, chiedere di pagare mi sembra di iniziare a rubare sin dall’inizio.
        Inoltre ti racconto un aneddoto.
        Venni contattato andai all’incontro, tra l’altro in un bar, e parlando venne fuori che avevo immobili di pregio da vendere, lui mi disse che in settimana sarebbero arrivato dei canadesi che volevano investire; quindi io misi in moto tutti i miei agenti e i proprietari, dicendo che c’erano investitori interessati a comprare. Il giorno prestabilito il presidente che di essere in giro con gli investitori alla fine ha sempre rimandato il nostro incontro fino a non presentarsi. Il risultato è stato un enorme figura di cacca con i miei colleghi

        Fammi sapere come ti va.

        Ciao

        • Alessandro 47 anni ago

          Ciao marco,
          ho chiamato il presidente per avere delucidazioni.. e alla fine è tutto piuttosto in linea con quanto hai descritto te. Io sono ingegnere civile e ovviamente un’iniziativa del genere, che sembra anche sensata, mi incuriosiva e non poco. A detta sua mi sarei dovuto creare il mio team (commercialista, avvocato, agente immobiliare, ecc.), tutti consociati, e in quanto tali depositari di 100 + 100 euro l’anno, e poi, viste le “innumerevoli” richieste, di li a poco avrei dovuto gestire la parte tecnica di 6/8 cantieri.. Si perché mi ha citato un esempio che nell’ultima sede aperta hanno avuto oltre 70 interessamenti di cui una trentina hanno fatto un contratto, dei quali 8 necessitavano di un cantiere. mah?? Poi mi ha detto che non sarei stato solo, e che se avessi avuto bisogno mi avrebbero affiancato, e infine mi ha mandato un invito per un pranzo sull’appennino tosco-emiliano durante il quale ci avrebbero spiegato come aprire una sede. Pranzo a pagamento ovviamente.. e forse anche il corso.
          In fin dei conti, per tanti motivi non mi ha convinto, sia per come è organizzata la cosa e cioè una nuova sede affidata ad uno qualunque preso su internet, sia per il suo modo di fare e di parlare.. mi è sembrato il classico venditore di fumo. E poi mi chiedo come è possibile che non ci sia una struttura dietro tutto questo, vale a dire manager, dirigenti, capi tecnici, ecc. se ci pensi c’è lui e tutti i consociati (versatori dell’obolo). Una struttura così organizzata non mi sembra in grado di affrontare lavori complessi e impegnativi come li descrive lui.
          Boh, forse sono io che non sono capace di vedere più in là del mio naso, forse sono io che non sono in grado di prendere le occasioni al momento giusto.. ma a me proprio non mi ha convinto.
          Saluti.

          Alessandro

          • Giovanni 47 anni ago

            Desidero rispondere ad ALessandro e a quanti hanno scritto in questo ultimo periodo denunciando delle “anomalie” riferiti a reti di impresa.
            Desidero innanzitutto dire che quanto letto NON HA NULLA a che fare con le Reti di Impresa ma si tratta di associazioni di professionisti dove, come descritto, sono state delle bufale colossali e dove vengono richiesti dei contributi in denaro.
            Vorrei ricordare che la Rete di Impresa è un contratto che viene stipulato facendo riferimento al Decreto Legge 78/2010 convertito nella Legge 122/2010 e mi sembra che da quanto scritto voi stiate parlando di “affiliazione”.
            La Legge sulle Reti di Impresa ha delle prescrizioni molto precise in materia e richiede degli adempimenti di legge e di pubblicità che nulla hanno a che fare con le Reti di Impresa che sono delle cose serie.
            In nessun contratto di rete si potrà mai trovare una richiesta di affiliazione, mentre deve essere specificato in maniera chiara (altrimenti non si viene ammessi nell’elenco delle reti) l’obiettivo, le aziende aderenti, i processi di gestione della stessa.
            Vi pregherei quindi di non cercare di creare confusione per chi legge su una materia delicata che se sviluppata secondo la legge e con degli obiettivi chiari e trasparenti possono creare occupazione e sviluppo dei business, delle sinergie per obiettivi di R&S e per far crescere le aziende. Grazie e saluti

          • MARCO 47 anni ago

            Bisognerebbe contattare gli affiliati e sentire se funziona…

            io sono molto scettico.

            Ciao

  • Luciano Serafini 2 anni ago

    Nel 1999 con alcuni amici imprenditori operanti nel campo dell’I.&C.T. sentimmo la necessità di unire le forze per proporre soluzioni complete integranti servizi diversi al fine di coprire tutti gli aspetti legati alla comunicazione aziendale spaziando dalle infrastrutture informatiche di rete alla comunicazione ed al marketing senza tralasciare publishing e grafica pubblicitaria, unendo ed integrando tecnologia e creatività in un team di aziende che potesse offrire al cliente i migliori professionisti coordinati da un interlocutore unico.
    Creai un brand dedicato e come project manager fondai il primo network aziendale informale dando inizio ad una simbiosi che oramai ha raggiunto i 15 anni di vita.
    In sintesi la legislazione sulle reti di impresa ha solo ufficializzato una strategia aziendale utilizzata da imprenditori con forte spirito collaborativo.

  • Giovanni 47 anni ago

    Buongiorno a tutti.
    Continuo a leggere informazioni fuorvianti relativamente alle Reti di Impresa ed ai benefici che potrebbero derivare dal costituirsi utilizzando questo nuovo strumento normativo. La parola “nuovo” è una falsità in quanto voglio essere preciso e corretto verso chi può avere un interesse nel costituirsi come Rete, il legislatore non ha fatto altro che creare uno strumento più performante a quelli precedentemente utilizzati (consorzi, ATI, ATS…..), per poter aumentare le loro capacità aziendali e per presentarsi “più forti” nei mercati di riferimento.
    Il Legislatore ha voluto esclusivamente cercare di offrire delle opportunità in più per chi si aggregava per essere efficace negli ambiti di interesse. Mi spiego meglio: l’aggregazione di più aziende prima dell’uscita della Legge nel 2009 non aveva delle regole e quindi per la partecipazione ad un progetto articolato dove fosse necessario poter reperire delle risorse finanziarie per lo sviluppo del progetto stesso, era necessario che ogni azienda richiedesse alle banche o alle istituzione singolarmente i contributi o le aperture di credito con tassi alle volte elevati. Con la Rete di Impresa ad esempio, le aziende retiste possono beneficiare di risorse finanziarie e miglioramenti anche sotto l’aspetto del rating, arma che le istituzioni finanziarie utilizzano oggi per garantire delle risorse finanziarie a basso costo. Se sei da solo o se l’azienda che rappresenti non è “appetibile” dalla banca, il tuo rating diminuisce e di conseguenza anche le opportunità possono svanire per mancanza di fondi, ma se ti allei ad altre realtà (retisti) e viene concordato un programma di rete con obiettivi chiari, entri in un meccanismo virtuoso che permette alla banca di avere un minor rischio in quanto esiste un progetto comune, e la presenza di più aziende che operano su quel progetto (rischio diversificato).
    Mi occupo dal 2009 di Reti di Impresa sia come studioso della materia, che ricordo è molto giovane, ma anche come Manager di Rete (anche se preferisco definirmi un facilitato nella costituzione ma sopratutto nella gestione operativa nel tempo) e continuo a sentir parlare troppo spesso di Reti di Impresa come ad uno strumento poco efficace ma di facile realizzazione.
    Vorrei chiarire (come studioso del fenomeno Reti di Impresa) che le Reti possono essere efficaci e produrre degli ottimi risultati solo se vengono realizzate considerando mille fattori che dovrebbero essere chiari fin dalla partenza delle stesse (fase aggregativa). Essendo un cultore e studioso di Reti di Impresa mi sta capitando sempre più spesso, grazie alla disinformazione che esiste sul Web, che questa sia la panacea ad ogni problema delle aziende e del Mercato, sopratutto per quelle in crisi. Se mi consentite, a fronte di 10 richieste di costituzione di Rete, personalmente ne ho bocciate 9, questo perchè come divcevo prima, ci hanno venduto le reti in maniera non corretta. Se andiamo a vedere le statistiche nazionali abbiamo ad inizio Gennaio 2014 circa 1.200 reti iscritte presso le CCIAA, ebbene qualcuno si è mai domandato quante di queste sono effettivamente operative, quante di queste dopo il primo start-up stanno continuando a produrre i risultati previsti e le relative cause di questi fallimenti? Questa informazione non è recuperabile in quanto non sono stati effettuati, a mia conoscenza, dei follow up precisi, ma ritengo che circa il 60-70% delle reti iscritte siano oggi improduttive e quindi “ferme al palo” o in fase di implosione.
    Le motivazioni del perchè le Reti vengano ritenute una bufala sono semplici, da un lato la troppa sufficienza di chi si è appellato a Manager di Rete (che aveva bisogno di mangiare) che ha cercato di aprire più reti possibili senza andare a valutare con attenzione le motivazioni forti dei retisti e i loro strumenti finanziari per poter sopravvivere nella fase di sviluppo della rete (assenza di un piano finanziario che prevedesse l’operatività per almeno il primo o secondo anno con la costituzione di un Fondo Comune adeguato), il secondo per troppa sufficienza da parte dei retisti che spesso intravedono la costituzione in forma di Rete, come strumento per poter ottenere una maggiore capacità di fare cassa e per ridurre gli oneri finanziari delle proprie aziende. Aggiungo anche che un grosso errore è stato fatto dalle Istituzioni e dalle Associazioni e Confederazioni di categoria in quanto hanno generato delle proposte di supporto finanziario che servivano esclusivamente per la copertura delle spese di aggregazione ma nessuno ha previsto che debbano essere creati degli strumenti finanziari per il funzionamento operativo delle Reti, che alla fine è una realtà non differente rispetto ad una newco, con problemi analoghi a quelli di una normale azienda, quindi deve avere un business plan, avere la copertura finanziaria per l’operatività al fine di raggiungere l’obiettivo prefissato e una strutturazione (anche con risorse umane dedicate) minime per il funzionamento della stessa, ma sopratutto una gestione manageriale.
    Vorrei concludere ribadendo che lo strumento Rete di Impresa è un’ottimo strumento che offre opportunità molto interessanti per migliorare le performance delle micro e PMI, ma solo se questo strumento viene venduto al meglio a partire da una sana comprensione in fase di prima aggregazione degli obiettivi da dover raggiungere, degli investimenti da dover affrontare per garantire la vita continua della Rete nel tempo; la Rete non è un moltiplicatore dei propri fatturati ma un’opportunità di crescita per le singole aziende sotto un comune cappello (La Rete), ma quando parliamo di tempo i retisti devono essere coscienti che dobbiamo poter far fronte a tutti gli impegni previsti nel business plan almeno per i primi due anni e sopratutto che la Rete deve essere gestita utilizzando dei modelli manageriali appropriati, altrimenti il rischio è quello dell’implosione della Rete stessa con consecutiva perdita di “denari”.
    Vi ringrazio per l’attenzione e buon pomeriggio.
    Cordiali saluti

  • silvia 47 anni ago

    Gentile Giovanni,
    sono una studentessa e con altri colleghi stiamo raccogliendo informazioni sulle reti di impresa esistenti nel turismo. Se avesse informazioni al riguardo mi piacerebbe mettermi in contatto con lei.
    Grazie,
    Silvia

  • Giovanni 47 anni ago

    Gentile Silvia,
    sarà un piacere poter condividere con lei l’esperienza acquisita in questi anni di attività sulle Reti di impresa, pertanto sono a sua completa disposizione per rispondere ad ogni sua domanda. Mi può contattare al numero 388 -6991507
    Cordiali saluti
    Giovanni

  • Claudia 3 anni ago

    Rispondo alla precisazione di Davide in merito al suo articolo pubblicato da Andreas, che ringrazio per l’interessante condivisione, in quanto condivido con Davide che le reti sono utili ma tutto dipende come sempre dalle Persone che vi partecipano e sul fatto vero purtroppo che come è stato sopra scritto esistono “.. pseudo-consulenti col solo fine ..” di vendere per il proprio benessere senza invece avere preparazione e competenza per effettivamente rispondere alla richiesta corretta del Cliente senza praticamente tenere conto le sue esigenze e motivazioni per cui “ha bussato” alla sua azienda, anzi vendono sulla base di memonica lezione di quello da dire o non dire solo per far acquistare il loro servizio o prodotto ..

    In merito ritengo utile i seguenti link qualora si avesse voglia e tempo di leggere/informarsi:

    https://www.facebook.com/pages/Valore-dEccellenza/187945017963216?ref=hl

    http://www.centodieci.it/2014/07/oggi-non-si-chiudono-contratti-coi-clienti-si-aprono-relazioni-tutta-colpa-dei-social-media/

  • pedro 47 anni ago

    Ciao a tutti;
    Mi presento è JANEL Pelatan la maggior parte di coloro che dicono che i creditori sono truffatori Sto cercando di prestito è cinque mesi sono stato truffato da genres.Mais ora ho visitato un prestito annuncio sito tra particolare grave in tutto il mondo e ho conosciuto un gran signore, di nome Mr. PEDRO cittadino italiano che aiuta tutti coloro che vivono in brasile spagnolo e portoghese, Martinica, Guadalupa, Riunione, Nuova Caledonia , Honolulu, Polinesia e altri in prestiti e che mi ha dato un prestito di 60.000 € che devo rimborsare in 20 anni con un basso interesse da parte sua o 3% sul mio periodo di prestito e poi il giorno successivo mattina ho ricevuto soldi senza credito personale protocole.Besoin, la vostra banca non vi darà un prestito, si Summers CDI e altro sta parlando di lui e di stringere soddisfatti ma fate attenzione che non ti piace rimborso prestiti. Ho subito deciso di pubblicare sono e-mail per entrare in contatto con l’agenzia il creditore giusto che il mio sauvé.Voici la sua e-mail: pedro.duarte88@yahoo.fr

  • LUCA AGOSTINI 2 anni ago

    Perchè in Italia si deve fare sempre di tutta un’erba un fascio ?
    ci sono network che hanno funzionato (http://www.racebo.it/) e ci sono tentativi abbozzati male.
    I consulenti non sono tutti dei faccendieri impreparati e disonesti , ci sono anche persone preparate e oneste che semplicemente vogliono far fruttare l’esperienza acquisita in anni di lavoro senza però legarsi mani e piedi a una singola azienda.
    Credo dovremmo imparare tutti a non demonizzare o idealizzare ogni cosa , oggi, come mai prima, può essere vero tutto e il contrario di tutto. Si tratta di informarsi e di condividere le proprie esperienze con gli altri. Oggi tutti possiamo e sappiamo accedere a tutto , internet ha rotto tutti gli argini , si possono trovare miliardi di informazioni e di strumenti per fare ogni cosa ma è anche un oceano pieno di spazzatura e avvalersi dell’aiuto di consulenti può essere un modo saggio per affrontare alcune cose. Fare rete tra imprese può essere un’opportunità importante e credo che questo articolo , per come è scritto , sia molto più pretenzioso e meno etico di certe consulenze.
    Specifico che non sono un consulente , lavoro per un’industria italiana che si occupa di produzione di oggetti in plastica.

  • mario 47 anni ago

    Le reti d’imprese sono funzionali a imprese fornitrici (produzione conto terzi) che desiderano divenire commerciali (quindi con marchi, pubblicità, vendite ecc) senza prendere rischi e scaricando i costi su chi gli crea un mercato globale (che diviene un loro fornitore pagato con fondi pubblici) . Personalmente avevo contattato fasonisti per la produzione di capi d’abbigliamento da diffonfere globalmente (tutto il marketing è mio, dalle ricerce di mercato ai design al planning pubblicitario). Mi hanno proposto di fare una rete d’impresa parlandomi di grossi vantaggi. In pratica volevano gli creassi una multinazionale della moda pagato con un fondo pubblico (di euro 10mila! da intascare non si sa quando) e che glie la gestissi (secondo loro il fondo pubblico copre tutto: anche la gestione!). In pratica secondo loro avrei dovuto lavorare 4 anni per soli 10 mila euro! DImenticavo: secondo loro tutti i costi di marketing devo sostenerli io! Loro pagano con il fondo pubblico! In pratica un mio progetto sarebbe divenuto il loro (che però avrei dovuto sviluppare a gratis e come un dipendente con srl sulle spalle!). Ovviamente ho rifiutato ma dopo questa esperienza ho avuto altri contatti sempre per creare reti (che evito come la peste). Do un consiglio a chi lavora nel marketing: evitate di prendere commissioni da queste reti, nascondono per prendere fondi pubblici e trasformare dei produttori conto terzi in produttori commerciali scaricando i rischi sui pubblicitari! Se lo fate stipulati contratti corposi alla presenza di notai (con la scusa di essere rete fanno scarica barile sui vari imprenditori coinvolti per non pagare!)

  • Giovanni 1 anno ago

    Caro Mario e cari colleghi e imprenditori, continuo a leggere informazioni fuorvianti e spesso non precise dettate da disillusioni o da fregature prese per aver operato con professionisti che spesso sono improvvisati.
    Le reti di impresa sono un’ottimo strumento per accrescere la propria capacità di creare ricchezza, non parlo solo di fatturati ma anche di “conoscenza” e sviluppo tecnologico.
    E’ vero che il legislatore ha identificato come filone principale per le reti di impresa quello dei processi di internazionalizzazione ma esistono esempi molto interessanti anche per quanto riguarda il miglioramento degli approvvigionamenti e lo sviluppo tecnologico.
    Ho letto nei vari interventi di persone che parlano di reti di impresa e di fregature ricevute nel tempo, ma da quello che ho avuto modo di leggere (molto poco e bisognerebbe avere maggiori dettagli in merito prima di fare ipotesi o dare soluzioni) che molto spesso si sono trovati davanti a fregature camiciate da reti d impresa.
    Per comprendere cosa sia una rete di impresa bisogna andare a leggere la legge, dove chiaramente viene specificato che sono delle aggregazioni di aziende (già esistenti!!!) dove l’interesse e la partecipazione alla stessa nasce per raggiungere un obiettivo comune e dove gli sforzi (economici, di personale….) sono proporzionali alla propria partecipazione alla rete stessa.
    Questo strumento diventa importante nei processi di internazionalizzazione e miglioramento della capacità di penetrazione in un mercato di interesse comune per riuscire a farsi accettare dai singoli mercati in maniera adeguata. Voglio ricordare che anche le grandi aziende italiane se rapportate a quella che è la dimensione delle aziende nel mondo, sono molto piccole e poco confacienti con i bisogni dei potenziali clienti, quindi la sfida vera è quella di poter diventare appetibili per i clienti in quanto possiamo dimostrare che la nostra capacità produttiva sia adeguata. Infatti le reti di impresa che funzionano e che creano ricchezza sono sopratutto quelle di filiera, dove si possono raggiungere i potenziali clienti offrendo soluzioni aggregate.
    Il costo di ricerca e gestione di più fornitori è molto elevato, se chi fa parte di una filiera è in grado di offrire sotto “il cappello” di una rete di impresa i priopri prodotti, il cliente è molto più interessato a dialogare con una rete di impresa, la quale è in grado di offrirgli tutti i prodotti che gli sono necessari senza alti costi nella ricerca degli stessi.
    Ci sono casi molto significativi di reti di impresa di filiera che hanno permesso alle singole aziende di incrementare i propri business e di crearne di altri, diventando in diversi casi, la rete, il punto di riferimento certo ed affidabile per la clientela.
    Desidero però terminare il mio commento ricordando che affinchè una rete possa nascere, consolidarsi e creare ricchezza, è necessario che gli imprenditori che la compongono (retisti) decidano di avvalersi di manager esterni alla rete stessa per due motivi principali: il primo è quello dell’indipendenza del manager di rete rispetto ai singoli retisti che farà in primis gli interessi della rete e non dei retisti e la seconda perchè la Rete di Impresa DEVE essere considerata una newco e quindi ha bisogno di avere una gestione manageriale della stessa e deve avere gli strumenti tipici di un’azienda (personale dedicato, risorse finanziarie……).
    Grazie e per qualunque informazione rimango a vostra disposizione.
    Saluti
    Giovanni

  • mario 47 anni ago

    @giovanni:
    non discuto che sulla carta il modello di rete d’imprese sia funzionante oltre che essere stato concepito in buona fede. Il punto è come viene realizzato, cioè massimo profitto con minimo sforzo, ovvero celebrare matrimoni con i funghi.
    Gli imprenditori italiani hanno una formazione paleolitica, considerano il marketing un gioco (quindi non va pagato) e la ricerca e sviluppo una cosa inutile (quindi non occorre investire in innovazione).
    Gli imprenditori italiani ricercano il profitto immediato, mettere 1 e prendere 1000. Per questo ricercano gente da pagare il meno possibile, schifano i laureati e si tuffano sui fondi pubblici.
    Perchè pensi che le imprese italiane non trovano lavoratori (come spesso ci ricordano tv e stampa) mentre quelle straniere si, tanto che i nostri laureati vanno all’estero per lavorare ma non avviene il contrario? Semplice:le offerte italiane pagano pochissimo o nulla!
    Questa mentalità la applicano anche nelle reti d’imprese. Per loro è uno strumento per far soldi subito investendo nulla. Se poi ci sono soldi pubblici… be allora si crea una rete per prendere quei fondi.
    Parli di manager esterni… ma quelli costano, così come considerare la rete una newco (con personale dedicato, risorse finanziarie……). Se l’obiettivo è prendere fondi, meno investo e più mi rimane in tasca.
    In sostanza: la rete è un modello imprenditoriale poco adatto per la mentalità ristretta e di corto respiro degli imprenditori italiani, una imprenditoria che spesso si è affermata più per relazioni politiche e aiuti statali che per capcacità e competitività proprie!
    Occorre un cambiamento culturale!

  • Giovanni 47 anni ago

    @Mario:
    Buongiorno desidero rispondere al tuo commento che in parte ritengo sia inesatto.
    Desidero partire dali tuoi commenti relativi alle Reti di Impresa, visto che l’argomento principale è questo.
    Desidero farti presente che fino ad oggi i contributi/finanziamenti che sono stati destinati alle aziende che intendono aggregarsi in Rete sono molto esigui.
    Mi spiego meglio, ad oggi i contributi per l’incentivazione alla creazione di una Rete di Impresa sono stati di basso valore (dai 4 ai 6/8.000 €.) questo determina che alle aziende retiste (considerando il numero minimo di 3 aziende), corrisponde a circa 2.500€ per azienda retista, quindi il sostenere che le aziende fanno cassa con questo tipo di contributi, permettimi, fa abbastanza ridere.
    Vorrei ricordarti che sono finiti i tempi in cui più aziende decidono di aprire una Rete di Impresa e passano la selezione (composta da contratto di rete, business plan…) molto blanda delle CCIAA, oggi le aziende subiscono un controllo maggiore, devono dimostrare di non avere problemi finanziari rilevanti.
    Pertanto è vero che fino a qualche tempo fa le aziende potevano recuperare (pochi) dei contributi per aggregarsi in rete, ma oggi questo sistema sta cambiando.
    Desidero ricordare che il costituirsi in rete di impresa ha come obiettivo quello di rafforzarsi sui mercati, fare innovazione, ridurre costi e sprechi…., quindi per ottenere tutto questo le singole aziende devono investire anche nelle risorse umane e se queste risorse devono essere utilizzate per ottenere 2.500 €, allora devo dirti che gli imprenditori di questa rete sono degli inetti incapaci e destinati a chiudere nel breve periodo.
    Sono perfettamente daccordo con te quando dici che la nostra classe imprenditoriale è spesso rimasta alla preistoria, infatti la dimostrazione è quella che moltissime reti di impresa oggi registrate in CCIAA sono “al palo” e non producono nulla, da un lato questo fatto è imputabile al non aver utilizzato dei manager indipendenti dai retisti, dall’altro per la “corsa al contributo” negli anni 2009-2011.
    Il ruolo del Manager di Rete è appunto quello di verificare le caratteristiche della costituenda Rete di Impresa, se il manager di rete è un professionista serio e preparato, dovrebbe avere la capacità di analisi e vedere se i presupposti di costituzione e vita della Rete sono solidi e sostenibili, e solo a questo punto portare avanti la costituzione della Rete, altrimenti, se è un professionista serio, dovrebbe dire ai futuri retisti di abbandonare il progetto motivandolo in maniera seria e professionale.
    Purtroppo molto spesso i retisti si improvvisano e tendono a voler fare tutto quanto con le proprie risorse e sbagliano perchè non riescono a fare tutte quelle valutazioni necessarie per rendere una volta costituita la Rete sostenibile, pensano che distogliere le proprie risorse umane sia una cosa semplice ma dimenticano che dette risorse dovrebbero occuparsi del core business dell’azienda retista (così creano delle riduzioni di efficacia nelle aziende), che costituire un fondo comune non sia necessario (così non ci sono le risorse di funzionamento della Rete), che la mancanza di un manager esterno alle singole aziende retiste sia inutile (ricordo che il manager di rete è indispensabile per evitare tutti i conflitti pre e successivi alla costituzione della Rete), mentre il manager di rete (che deve essere un manager formato e con competenze ed esperienze certe!!!!), è sì un costo per la Rete ma è anche un centro di profitto perchè si può dedicare a tempo pieno alla crescita della Rete stessa.
    In Italia la classe imprenditoriale è alla preistoria, di questo posso dartene atto, è piena di imprenditori che per presunzione si credono degli dei e grazie al cielo le crisi riescono a farne sparire parecchi. Bisogna però lodare quegli imprenditori che con umiltà comprendono che gli anni anagrafici passano anche per loro e che hanno compreso che l’utilizzo di manager capaci e con competenze servono sempre per far progredire le proprie aziende, la crisi ha dimostrato questo aspetto non solo se visti come imprenditori di imprese ma anche nelle reti di impresa, conosco parecchi imprenditori avveduti che hanno deciso di avvalersi di manager seri per costituire e gestire le reti di impresa ed oggi le stesse producono significativi risultati non solo sotto l’aspetto economico.
    Per quanto riguarda la fuga dei laureati e degli italian all’estero, faccio presente che sarebbe una cosa giusta che tutti quanti i manager (o futuri manager) facessero un’esperienza all’estero!!! Andare all’estero è il miglior modo per potersi confrontare con le altre culture e per poter ampliare le proprie conoscenze ed esperienze, quindi ben venga che partano per l’estero.
    Ho decine di amici e colleghi (anche il sottoscritto) che sono partiti a 25/30 anni per “scappare” all’estero (o hanno saputo approfittare di un’opportunità!!) e per incrementare le proprie conoscenze, quasi tutti sono rientrati in Italia a distanza di anni con un bagaglio di esperienze che è difficilmente identificabile in chi invece è restato “mammone” in Italia. Troppo spesso l’italiano ha paura di mettersi in gioco e provare ad espatriare, troppo spesso la scusa della famiglia o della fidanzata, lo hanno portato a rinunciare a partire. Dal mio punto di vista il voler partire verso altri Paesi dovrebbe essere un ambizione prioritaria se si vuole arrivare a fare carriera, altrimenti….non lamentiamoci di voler arrivare lontano.
    Per quanto riguarda l’occupazione in Italia è vero che siamo pagati poco e male, ritengo che per la classe manageriale non dovrebbe avere un contratto di lavoro a tempo determinato o indetermina ma dovrebbero essere tutti “temporary” , dovrebbero avere dei contratti per gestire dei progetti. Mi spiego meglio, se un manager dipendente riceve ‘l’obsoleto e ambito’ contratto da dipendente, in breve tempo si siede e diventa poco propositivo e creativo, mentre se un manager, a fronte di un progetto strutturato, si mette in gioco, gli stimoli sarebbero differenti, cercherebbe di trovare soluzioni, proporrebbe azioni ed ogni contratto sarebbe una nuova sfida da giocare con l’imprenditore tra pari e non in termini di sudditanza.
    Spero che un domani (molto presto) si possano trovare all’interno dell’azienda manager imprenditori di se stessi che portano risultati certi e che siano dei seri professionisti nel loro ambito e non manager che sono dipendenti e che si piangono addosso perchè l’imprenditore non va bene ma non hanno la forza di cambiare lavoro, ma sopratutto vorrei degli imprenditori che abbiano l’umiltà di mettersi in gioco, che si fidino dei propri collaboratori (non sottoposti) e che credano che le aziende vincenti siano quelle in cui le risorse umane sono il vero patrimonio aziendale e queste devono essere motivate ed incentivate.
    Grazie e buon lavoro e crediate tutti un po di più nelle Reti di Impresa e nei Manager di Rete seri e competenti.

  • Fabrizio 47 anni ago

    Noi ci siamo costituiti in rete all’inizio del 2014; siamo nove aziende ed operiamo nel settore delle ristrutturazioni e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. La nostra rete funziona, siamo competitivi ed assolutamente orizzontale, per questo siamo competitivi. Non esiste nessun consulente, c’ è solo un organo comune che lavora come tutti gli altri. Abbiamo fatto tutto noi senza bisogno di consulenti o figure professionali simili, non che non possano essere validi collaboratori comunque. Quello che è contato è stato mettere assieme Buon senso ed olio di gomito.