Come rendere un CV più leggibile alle… Macchine

Redigere un curriculum vitae o professionale o scrivere una lettera motivazionale o di presentazione capaci di fare veramente la differenza non sono attività semplici. Diverse filosofie concettuali si confrontano, e spesso si scontrano, sull’argomento. Quale sarà la ricetta giusta?

Va da sé che quanto più l’economia conosce momenti di contrazione, tanto più le aziende saranno portate ad effettuare licenziamenti individuali o riduzioni di personale. Paradossalmente, sul rovescio di questo fenomeno, ciò significa che le imprese saranno sempre più subissate da richieste di assunzione provenienti da persone in cerca di nuova occupazione.

Se un datore di lavoro dovesse trovarsi comunque nella necessità di dotarsi di nuove risorse umane, malgrado queste circostanze negative, o se un’agenzia di collocamento dovesse scrutinare un cospicuo numero di CV e di lettere in una ridotta unità di tempo, quali criteri adotterà?

Pochi sanno, ma si può facilmente intuire, che il processo iniziale di selezione dei curriculum vitae o professionali e delle lettere di presentazione o motivazionali sono affidati a scanner, sorvegliati da computer, incaricati sia di immagazzinare i dati contenuti negli scritti a fini di archiviazione, sia di attuare un primo scrutinio di conformità.

Non sarà un occhio umano a leggere inizialmente la documentazione.

Un trucchetto puramente tecnico per “ingannare” le macchine, attività nella quale i candidati più giovani potrebbero eccellere in quanto nativi digitali, potrebbe essere certamente quello di inserire nel testo del CV o della lettera una serie di parole chiave congruenti con la missione, i valori e la visione dell’azienda scelta, oltre che con le proprie skills individuali.

Queste “password”, attinenti ciò che il datore di lavoro sta cercando e ciò che il lavoratore è in grado di portare con sé, non dovranno trovare posto soltanto in “maniera tradizionale” nel curriculum o nell’autopresentazione.

Ecco il segreto: varrà sempre la pena infarcire il documento in formato Word o in versione Pdf delle predette parole chiave, eventualmente in caratteri minuscoli, in colore bianco nonché addirittura “abbandonati” fra una riga e l’altra del testo in chiaro.

Una specie di “messaggio in codice”, analoghi a quelli che in età antica venivano scritti con il succo di limone ed erano visibili attraverso la pergamena quando quest’ultima veniva riscaldata al tenue calore di una candela: un trucco da “inchiostro simpatico”, declinato però ai tempi dell’intelligenza artificiale e dei calcolatori.

All’occhio umano del selezionatore aziendale, dell’aggressivo cacciatore di teste o del recruiter professionale questi caratteri nascosti fra le pieghe dei fogli di scrittura certamente sfuggiranno.

Non passeranno tuttavia inosservati alle macchine di catalogazione e archiviazione dei potenziali datori di lavoro o delle agenzie di collocheranno e recruiting, che attueranno una prima “promozione” o scrematura favorevole della candidatura del lavoratore sulla base di questi “messaggi segreti” occultati nella loro corrispondenza…

Lo spionaggio potrebbe essere tollerabile se potesse essere esercitato da persone oneste
(Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu)