L’architettura dell’informazione di un sito web

Credo esista un problema culturale profondo che si riflette sui comportamenti comuni e rende difficile parlare coi clienti di certi argomenti. Quando le persone affrontano il lungo e difficile percorso per la realizzazione di un sito web, pensano che sia tutto facile, che il massimo impegno è quello di fornire due testi in croce, ben fatti o meno.

Che terribile errore.

A me piace affrontare sempre la cosa con la metrica di chi si pone la domanda: “Serve?”. E se serve, “A cosa serve?”. E la domanda delle domande: “A chi serve?”. Per questo ringrazierò sempre Rachele Zinzocchi. Perché alla fine, quando avrai risposto alle domande, risponderai automaticamente a questa: “Perché diamine lo stai facendo?”

Perché alla fine di tutto, è chiara una cosa: la gente non sa perché si debba fare un sito web, né sa esattamente a cosa serve o quali funzioni dovrebbe o potrebbe svolgere all’interno di un contesto d’impresa. Non lo sa. Sa che serve perché tutti ce l’hanno, ma cosa ne può fare di quel “coso” rimane scritto nelle nuvole. Non lo si insegna a scuola, ma nemmeno all’università. E fin qui ci posso anche stare, ma non si insegna a ragionare per obiettivi, per funzione, per progetto.

Uno dei punti dolenti che mi trovo ad affrontare praticamente SEMPRE, è l’architettura dell’informazione. LA CHE ?????????

Sì, l’architettura dell’informazione! Il famoso menù, come diavolo vuoi che sia composto? E i contenuti, come vuoi che siano organizzati? La Home Page come vuoi che sia proposta? E da lì vedi i ragionamenti più astrusi. Ma te ne accorgi che c’è un problema per come ti vengono mandate le cose, non c’è un ordine preciso, non c’è un ragionamento di fondo. Basta guardare anche come vengono nominati i files: alla cazzo di can che corre! Poi non trovano i files …

E’ dall’architettura dell’informazione che tu capisci se il cliente ha idea di cosa sta facendo e di dove vuole arrivare. Ma veniamo al dunque.

Che cos’è l’architettura dell’informazione?

L’architettura dell’informazione, non è un oggetto ma è una pratica e consiste nell’organizzare in modo logico e semantico le informazioni su un sito web affinché esse siano facili da usare, da comprendere e da trovare per il visitatore. C’è quindi una precisa logica sottostante, c’è un pensiero, c’è una volontà organizzativa che si esprime poi in un layout che non è solo grafico ma strutturale!

Cosa vuoi che un visitatore legga? Perché lo deve leggere? E che azione vuoi che compia? Perché una buona architettura dell’informazione aiuta le persone 

Lavorare su questo ambito comporta il fatto che occorre pensare già all’origine, il linguaggio da adottare, il tipo di informazione da mettere a disposizione e soprattutto il tipo di azione che si vuole attivare da parte dell’utente. Si traduce perciò in un sistematico passaggio di “salto della quaglia” come dico spesso e cioè quello di mettersi nei panni del visitatore e non nei propri. L’architettura dell’informazione diventa enormemente efficace quando questa è progettata tenendo conto dei bisogni reali degli utenti e delle persone è più efficace se è progettata intorno ai reali bisogni delle persone. Persino Google ragiona in termini “human-oriented” e per questo si parla sempre di user-centered design.

L’argomento a questo punto, comincia a diventare estremamente complesso e richiederebbe un trattamento adeguato e strutturato perché l’argomento è vasto e complesso. Significa che per progettare un sito web l’architettura dell’informazione si deve giocoforza adattare al contesto preso in riferimento in modo che sia coerente con gli obiettivi, la strategia e anche la cultura del cliente. Tanto è vero che per arrivare a ciò, occorre che siano definiti i seguenti punti:

  • gli obiettivi strategici del sito
  • le risorse economiche disponibili
  • le direttive/norme vigenti che vincolano il progetto
  • la cultura del cliente, intesa anche come la propensione al cambiamento
  • l’ambito tecnologico e gli standard esistenti per gestire il sito web
  • le risorse umane coinvolte nel progetto, e le loro competenze tecniche
  • i limiti operativi, relativi ad esempio alla logistica, alla sicurezza

Posso anche aggiungere che principio fondamentale dell’architettura dell’informazione è quello di tenere non solo conto del contesto ma anche delle funzioni dell’impresa e dei servizi che offrono e qui le cose si complicano parecchio. Una pizzeria sicuramente opera in contesti diversi rispetto ad una azienda metalmeccanica, ha esigenze diverse, ha un approccio col pubblico diverso, ha target e segmentazione di clientela diversi e persino i comportamenti dei clienti sono diversi. Si possono immaginare perciò e realizzare approcci e layout diversi modellandoli sulla base di una specifica analisi o grazie all’esperienza del web architect.

Ecco quindi le domande di cui sopra che tornano a bomba e le ripeto:

  • Serve?
  • A cosa serve?
  • A chi serve
  • Perché serve? Perché sto facendo questo?

Tutto questo per dimostrare quanto oggi sia diventato complessa la progettazione e poi la realizzazione di un sito web, che sia un sito semplice o più complesso e che la definizione “sito vetrina” sia una definizione assolutamente fuori luogo.