Il D2C è già affermato nel settore del fashion. Stiamo parlando del “direct to consumer” e sta prendendo piede anche nel settore grocery. Il motivo è la quarantena, ma anche la comodità del servizio. E così le opportunità dei nuovi business si aprono per le aziende alla ricerca di nuovi spiragli di mercato.

Andiamo subito al dunque: che cos’è il D2C? Il direct to consumer è quel fenomeno per cui l’azienda non si limita solamente a produrre un prodotto, ma sviluppa anche canali di distribuzione individuali, come ad esempio negozi ed e-commerce, oppure social media. Si tratta di un fenomeno che già esiste da un po’, soprattutto nel settore della moda, ma che adesso è rampante anche in quello della spesa più tradizionale.

Direct to consumer: ha davvero mercato?

L’impennata del D2C è arrivata, suo malgrado, con la diffusione del COVID-19. Una ricerca modernissima negli States ha rivelato che, in questo periodo, il 65% degli utenti che usano Amazon hanno dichiarato di non essere stati in grado di ottenere tutto ciò che avevano ottenuto, mentre il 32,75% ha stabilito che non è riuscito a ordinare nulla di cui avesse effettivamente bisogno. Davanti ad articoli esauriti, i consumatori si sono dovuti ingegnare e rivolgersi a brand meno conosciuti – ed ecco l’insorgere del D2C! In questo momento di esaurimento scorte sulle piattaforme più famose, le aziende più piccole hanno avuto modo di concentrare la loro attenzione sull’opportunità di fidelizzare clienti rimasti orfani del loro distributore di riferimento. E dall’esigenza del mercato nasce una nuova opportunità di investimento per le aziende.

Tra i vantaggi irrinunciabili, c’è di sicuro la possibilità di stabilire un rapporto diretto col consumatore. E in questo modo diviene possibile capitalizzare sulle tendenze, a mano a mano che arrivano sul mercato. Infine, avere il controllo completo sui prodotti del proprio marchio aiuta a mantenere il controllo sulla gestione del marketing.

D2C: quali sono le categorie più influenzate?

Secondo i dati di 1010Data, negli Stati Uniti i settori più influenzati sono quelli degli integratori alimentari, pet food, detersivi e pulizia della casa. Queste categorie si sono conquistate una fetta di mercato senza precedenti, andando ad alzare il volume delle vendite online fino al 25%.

E i beni alimentari?

Nel corso dell’emergenza COVID-19, molti produttori di generi alimentari, privati dei naturali outlet di vendita – ovvero i ristoranti e dei bar – si sono ritrovati a utilizzare internet, e in particolare i loro eCommerce. Prendiamo ad esempio Sodastream, che ha visto incrementi online a tripla cifra. Bindi, gli specialisti del dolce, hanno invece aperto una filiale telefonica con consegne a domicilio a New York, New Jersey e Los Angeles donando parte dei profitti alla James Beard Foundation Food and Beverage Relief Fund. Anche Granarolo ha attivato un canale su Bologna. Molti altri siti web hanno dovuto chiudere i battenti per eccesso di domanda: la sfida del 2020 per il D2C è quella di sostenere picchi improvvisi di clienti e, soprattutto, riuscire finalmente a strappare clienti ai grandi mostri del commercio online – ritagliandosi la loro personale e fidelizzata fetta di mercato.