Quanto vale un like su Facebook?

C’è sempre questa maledetta corsa al like, chi più ne ha più è autorevole. Ma è davvero così? Siamo sicuri che andare a raschiare like dal web come se si andasse a pesca di sardine sia davvero una operazione efficace?

Io penso che in una ottica di branding fatto con buon senso, anche i like dovrebbero seguire la stessa politica. Un like può essere niente o come dice qualcuno “non è una firma dal notaio” oppure potrebbe avere un valore.

Possiamo metterci a dare like a destra e a manca come fossero noccioline oppure possiamo approfondire, leggere, studiare chi ce lo chiede e poi accettare.

Che in una campagna di web-marketing si possa cercare di fare incetta di like su Facebook ci può stare ma a mio avviso a fronte di qualcosa di davvero interessante. Sta però nel buon senso delle persone accettare oppure no.

Il like su facebook è un po’ l’unità di misura o meglio il valore di una pagina, o almeno così si dice e si pensa e in parte è vero.

Esistono like e like. Un like di valore è quello che è legato ad un rapporto di fedeltà con un cliente. Ma per instaurare un processo di fidelizzazione con un cliente ci vuole ben altro che un like. Questo è il punto della questione. Se l’utente che ha messo il like poi non interagisce, cioè non crea engagement sulla pagina, non serve a nulla, ha un valore zero e l’algoritmo di Facebook questo lo riconosce facilmente.

Ecco perché la caccia al like non serve a nulla. E’ tempo perso. Sappiamo bene che ogni giorno vengono generati enormi quantità di link sponsorizzati al fine ultimo di invogliare o meglio convincere gli utenti a farsi coinvolgere, per condividere e poi per comprare. Ma spesso è contenuto di scarso valore già di per sé che alla fine tende a generare follower distratti, poco interessati se non infastiditi. E questo diventa un bel problema. In sostanza quel marasma di carta pubblicitaria che non troviamo più nella cassetta delle lettere ce lo troviamo su Facebook.

Le politiche di maketing ovviamente giustificano questi processi di acquisizione di “notorietà” ed esposizione dei marchi che a loro volta comportano notevoli investimenti economici sostenendo che tutto questo porta ad un sensibile aumento delle vendite.

Ma non è così!

Studi approfonditi come quello realizzato dalla Harward Business School dimostrano inequivocabilmente che i follower “distratti”, quelli acquisiti con campagne di raccolta dei likes su Facebook rimangono appunto follower distratti e quindi per il business non hanno nessun valore, non influiscono positivamente sui fatturati delle aziende.

Sostenere però l’endorsement con contenuti brandizzati però può certamente portare a qualche risultato interessante visto che comunque le pagine social sono diventati ormai luoghi di comunicazione e di raccolta dei clienti più affezionati soprattutto quando si applicano politiche di customer intelligence o si desidera fare indagini di mercato e gestire i feedback.

Per questo motivo posso affermare in piena coscienza e con totale sicurezza che usare tattiche che comprendono contenuti appariscenti ma assolutamente privi di qualità o applicare tecniche di clickbating sono attività controproducenti che non favoriscono la crescita organica e non lasciano i clienti liberi di scegliere prodotti, servizi e marchi davvero più interessanti.