Un intero archivio storico a rischio di non tornare mai più, tutto per colpa di un software obsoleto. Stiamo parlando dell’archivio in Flash di “La Stampa”, quotidiano italiano, realizzato con una tecnologia che, a dicembre, verrà dismessa. Che ne sarà di tutta quella banca dati? Purtroppo, archiviare un software può voler dire trasferire i dati oppure perderli per sempre. Non è così semplice come con la carta…

Flash a dicembre va in pensione e, se possiamo dirlo, meno male. Però c’è un piccolo però, ovvero che con questa decisione, presa in nome dell’umanità e del progresso tecnologico, stiamo mettendo a repentaglio un archivio storico di ben 138 anni di Italia secondo “La Stampa”. Informazioni che presto finiranno nel bidone dell’obsolescenza, come quando facciamo vedere un floppy disk a nostro figlio di due anni e prova a metterselo in bocca. In effetti, non c’è molta differenza.

O meglio, la differenza è che stiamo per mandare in soffitta 12 milioni di articoli, per un totale di 1,7 milioni di pagine pubblicate dal 9 febbraio 1867, dal primo numero della Gazzetta Piemontese, fino al 2005. Stiamo parlando di dati storici di un valore inestimabile, del lavoro e del sacrificio di tanti giornalisti e cittadini che magari vorrebbero conservare un prezioso strumento di ricerca per le informazioni e la verità storica.

La digitalizzazione in Flash ha portato grandi vantaggi: ha portato online moltissime pagine del quotidiano prima accessibili solo su carta e ha fatto in modo che i contenuti al loro interno potessero essere ricercati grazie alla classificazione semantica. Una volta trovata la info, ti scarichi la pagina in formato PDF e sei arrivato.

Ecco, diciamo addio a Flash, che verrà ufficialmente verrà dismesso a partire dal 1° gennaio 2021. Una grande notizia per l’informatico medio che, si sa, Flash lo odia proprio; una realtà allarmante per l’archivista.

Te lo ricordi Flash Player?

Flash Player è un programma che andava nei primi anni Novanta ma che, in realtà, abbiamo continuato a usare in molte situazioni fino al giorno d’oggi. Una volta veniva utilizzato per creare presentazioni multimediali grafiche ed efficaci, con due grossi difetti: era una tecnologia proprietaria Adobe e soffriva di problemi di sicurezza.

Quando entravi sul sito dell’Archivio de La Stampa, ti veniva chiesto di scaricare Flash Player o di permettergli di funzionare: a quel punto ti era disponibile tutto l’occorrente dall’archivio. Tutto molto bello e in realtà abbastanza semplice, non fosse per il fatto che da parecchi anni ormai molte persone già non potevano più accedervi. Stiamo parlando di chi usa iOS, ovvero il sistema operativo Apple.

Dopo intense polemiche scoppiate nel 2017, ufficialmente Flash sarà dismesso a partire dal 2021, e noi non possiamo farci niente. Certo, qualche sito in Flash si è aggiornato per mantenersi attuale, ma non l’Archivio della Stampa. Insomma: nessuno sa chi e con quali soldi sarà effettuata la transizione dei contenuti a materia più digeribile per i computer dell’oggi. Addirittura richiedere informazioni pare impossibile, visto che inviando una mail all’indirizzo indicato sul sito ti viene comunicato con candore che l’indirizzo non esiste più.

Dopo un limbo giudiziario di passaggi di proprietà, si sa che al momento l’archivio è ospitato sui server del CSI Piemonte, azienda informatica regionale. Tuttavia, la società a cui era affidato l’archivio è scomparsa, mentre La Stampa si è fusa con il Secolo XIX e poi con l’Espresso per formare il gruppo GEDI.

Chi si occuperà dell’archivio storico de La Stampa?

L’unica struttura che abbia attualmente qualche voce in capitolo è la regione Piemonte. All’inizio di dicembre sono previste due riunioni – che si spera non vadano a slittare per via dell’emergenza sanitaria – per trovare una soluzione efficace. Nel frattempo, è possibile che il sito sarà oscurato già a partire dal 15 dicembre 2020.

Il problema è trovare il tempo e i finanziamenti per non perdere un patrimonio così importante, dal valore inestimabile. Che ne sarà dell’archivio storico de La Stampa? Solo il tempo ce lo dirà, perché di parole le autorità ne hanno spese molte, ma attendiamo di vedere i fatti.