Pandu Nayak lo aveva definito “il più grande salto in avanti” nella storia dei motori di ricerca Google, tanto che il mondo degli esperti aveva tremato un pochino all’idea di avere tra le mani una patata bollente. È passata una settimana dall’implementazione di Google Bert, che avrebbe dovuto impattare almeno una query su dieci. Eppure questa “rivoluzione” tarda un po’ a palesare i suoi effetti.

Aspettando (gli effetti di) Google BERT

Lo scorso 25 settembre il vicepresidente di Search, Pandu Nayak, ha annunciato l’introduzione di Google BERT, una innovativa tecnica di rete neurale artificiale per favorire la comprensione del linguaggio umano. L’acronimo sta per “Bidirectional Encoder Representations from Transformers”, BERT. Questo sistema permette di trattare automaticamente le informazioni scritte o vocali in una lingua naturale e di comprendere meglio ciò che è importante nelle query.

Tante parole, tante espressioni interessanti e una svolta che, secondo Google, avrebbe sancito il più grande salto in avanti degli ultimi 5 anni in termini di motori di ricerca, impattando sul 10% delle interrogazioni in inglese, negli Stati Uniti. Eppure, a una settimana dalla messa in atto, BERT sta dimostrando un impatto assai minore di quello sperato. Abbiamo provato a capire perché.

A che cosa serve BERT, in soldoni?

L’obiettivo di BERT è quello di influire sulle query lunghe e conversazionali, o per le ricerche per cui le preposizioni hanno influenza sul significato. Prima di BERT, l’algoritmo non riusciva a comprendere del tutto il contesto delle parole – ma adesso l’approccio del codice risulta essere assai più naturale e personale.

Tutto molto bello. Ma perché questa “rivoluzione di Google” non sta dando i risultati sperati? Le ipotesi di risposta sono molte. Una di queste è che i tracker attualmente disponibili non siano sufficientemente avanzati da poter misurare l’incidenza di questo aggiornamento. In pratica non si riesce a misurare con precisione le long tail keyword e in che modo BERT abbia ricalibrato l’approccio del motore di ricerca nei loro confronti.

Cosa è cambiato?

Chi si aspettava uno stravolgimento in stile Penguin o Panda, è rimasto deluso: al momento i risultati principali (negli Stati Uniti, perché la modifica concerne al momento solo la lingua inglese) sono sostanzialmente invariati rispetto a due settimane fa, con qualche oscillazione trascurabile.

Google BERT: bisogna apportare modifiche al proprio sito web?

Al momento, BERT non richiede un intervento di ottimizzazione onpage perché i suoi effetti divengano tangibili. La funzione del sistema è quella di aiutare Google a capire meglio le ricerche degli utenti, ovvero il search intent, ma al tempo stesso si basa sul linguaggio naturale delle persone. Per una volta, insomma, è l’algoritmo che si adatta al modo di cercare delle persone – e gli amministratori dei siti web non devono fare altro che attendere di beneficiare dei suoi frutti. Naturalmente, a patto che i contenuti realizzati per gli utenti rispettino il livello di qualità richiesto per poter essere presi in considerazione.