Branding design: la grafica e l’immagine del marchio

Il quarto passo per dare corpo e sostanza al tuo brand

In questa rubrica abbiamo scoperto alcuni dei pilastri su cui si fonda il successo di un brand. Abbiamo parlato di brand positioning, di brand identity, di brand strategy… ora è il momento di esaminare la questione anche dal punto di vista grafico e visuale, toccando il tema del branding design. Come per le precedenti argomentazioni, anche in questo caso non abbiamo l’ambizione di esaurire tutti i possibili risvolti, cercheremo invece di circoscrivere il discorso agli aspetti più utili e più interessanti per un business con base in Svizzera o Italia, al di là del settore specifico di appartenenza. Il presupposto da cui partire è abbastanza ovvio: qualunque azienda, per rappresentare se stessa al pubblico dei consumatori, ha bisogna di un’immagine moderna, persuasiva e coerente.

Stavolta non parliamo di identità (valori, mission, vision) né di posizionamento sul mercato (come vogliamo che il prodotto sia percepito dagli utenti). Il nostro occhio – è proprio il caso di dirlo – sarà puntato invece sul design, e cioè sull’insieme di elementi che concorrono alla creazione di un’immagine coordinata all’altezza delle aspettative. Cosa intendiamo con immagine coordinata? Né più né meno ci riferiamo alla somma dei vari elementi grafici e, in special modo, a come questi si presentano all’utente finale. Lavorare sul branding design vuol dire mettere in campo conoscenze trasversali finalizzate alla costruzione o al restyling di un brand per ciò che concerne la sua veste grafica. Pensiamo dunque al logo, la cui importanza è tale da meritare un focus a parte, il prossimo, ma pensiamo anche al packaging dei prodotti, alla grafica della newsletter, alla copertina della pagina Facebook… Pronto per darci dentro?

DAI COLORI AL FONT: I TASSELLI DEL BRANDING DESIGN

Il branding design nasce da una scintilla, da un’intuizione, da una presa di coscienza dell’imprenditore o del grafico o dell’agenzia a cui ci si affida. In principio ci sono loro: i colori, le forme, le lettere che accompagnano il logo… Se pensiamo a Google ci viene in mente la combinazione di rosso, blu, verde e giallo, se pensiamo a Red Bull abbiamo davanti agli occhi il blu e il grigio metallico, e così via per la Nike (nero e bianco), la Ferrari (rosso, giallo e nero), Airbnb (rosso e bianco) e tanti altri. Un esempio lampante sono le squadre di calcio, un business a tutti gli effetti riconoscibile ovunque proprio dai colori delle maglie e del club. Così dovrebbe funzionare per il tuo marchio, e così dovrebbe valere anche per il font e gli elementi grafici alla base del tuo design (di nuovo: la virgola della Nike, il cavallino rampante della Ferrari, la G di Google…). Va da sé che queste multinazionali incarnano l’eccellenza nei rispettivi settori, resta però valida la consapevolezza di impegnarsi al meglio per sfruttare colori e dettagli grafici e renderli memorabili.

DAL WEB DESIGN AL DESING OFFLINE… E VICEVERSA!

La famosa scintilla a cui abbiamo accennato nel precedente paragrafo scaturisce nella fantasia di una persona o di un team, ma deve poi essere tradotta in scelte e azioni pratiche. Dove? Di solito nel PC o nel tablet di un grafico o di un designer. Proprio così: il branding design, oggi, è prima di tutto web design, una professione fondata su applicazioni e software digitali di varia natura e complessità. Questo corollario ha portato in molti casi a contraddizioni evidenti, come la distanza che si viene a creare tra sito vetrina e punto vendita fisico: il primo curato e tirato a lucido, il secondo trascurato e lontano, appunto, dall’immagine che si vuole passare online. Quando si verifica un’eventualità del genere, a pagarne le conseguenze è il brand, incapace di veicolare le stesse emozioni e gli stessi valori dentro e fuori l’azienda. Scenario tipico è quello degli hotel che investono in immagine, promozione e social media ma si dimenticano di ammodernare le camere e la struttura… all’arrivo gli ospiti hanno un’aspettativa destinata a essere presto tradita, con inevitabili ricadute negative sulla brand reputation o reputazione del brand. Occhio dunque a bilanciare gli investimenti sia offline che online, a meno ovviamente di gestire un business solo online come un ecommerce o un tour operator virtuale senza sede.

LA QUESTIONE PACKAGING: IL DESIGN DEL PRODOTTO

Un paragrafo a parte lo vogliamo dedicare al design del packaging, ovvero al design delle confezioni dei prodotti o servizi offerti. In questo caso parliamo di qualcosa che può discostarsi anche molto dal design originale del brand, riprendendo ad esempio soltanto il logo ma differenziandosi in tutto il resto dall’immagine coordinata del marchio. Le ragioni che portano a una scelta del genere sono molteplici: volontà di lanciare sul mercato una linea di articoli distinti dal brand – magari perché realizzata in partnership con un’altra azienda o con un testimonial che “contagia” il packaging con il suo stile – esigenza di accentuare i valori scelti per quei prodotti, ad esempio la sostenibilità ambientale (packaging riciclabile, inchiostri ecologici, ecc), e tanti altri motivi tutti ugualmente validi. In questa prospettiva il packaging assume una rilevanza peculiare in quanto permette all’azienda di esplorare nuove frontiere di design senza rischiare di compromettere la propria immagine qualora il prodotto non dovesse incontrare il favore del pubblico.

Appurato che il branding design è fondamentale e riguarda numerosi aspetti, dal logo – punta dell’iceberg – fino al packaging dei singoli prodotti, non ci resta che affrontare l’ultimo capitolo di questo nostro excursus dedicato al brand. Parleremo dunque di branding logo e di come sia possibile dare luce a un marchio realizzando un logo a regola d’arte e accompagnandolo, se occorre, da un payoff spaziale! Rimani sintonizzato e non dimenticarti di scaricare gli ebook di Innovando “Scrivere per il marketing” e “La comunicazione efficace”, disponibili in download gratuito dal nostro sito. A presto!