Cosa spinge ogni giorno milioni di persone a utilizzare i social network considerandoli uno spazio ormai scontato della propria vita quotidiana? Perché molti temi caldi del recente dibattito pubblico ruotano attorno alla vita online – dal narcisismo digitale alla perdita della privacy – e al suo rapporto di continuità con quella offline? Nell’articolo di presentazione di questo nuovo focus dedicato ai social media abbiamo introdotto alcune domande di stringente attualità. I social media del resto hanno condizionato numerosi aspetti della vita di ognuno di noi, nel privato come nel pubblico, nel politico come nello sport, nel presente e ancora più, ne siamo certi, in un futuro molto prossimo. Il lockdown e la necessità di un controllo di massa da parte di numerosi paesi del mondo hanno portato alla luce rischi fino ad oggi sottovalutati o ignorati. Sembrano esserci dunque le condizioni per parlare a pieno titolo di epoca social, o di second life, senza per forza cadere in altri ambiti ancora come l’intelligenza artificiale o il gaming.

La realtà dei fatti è sotto i nostri occhi: siamo connessi ai social media giorno e notte, da giovani come da adulti, al lavoro o quando ci occupiamo d’altro. Ma siamo davvero consapevoli delle conseguenze, positive e negative, che ha tutto questo per noi, per i nostri figli e per il nostro business? Secondo una ricerca importante condotta dall’agenzia internazionale We Are Social e dalla piattaforma di social media management Hootsuite, il successo dei social network è in crescita. Ecco alcuni dati salienti emersi da questa indagine:

  • In tutto il mondo 3 miliardi e mezzo di persone sono attive sui social media (circa il 45% della popolazione mondiale)
  • Abbiamo in media profili aperti su oltre 7 piattaforme social
  • All’interno dell’ecosistema Facebook la fascia di età 25-34 risulta essere la più presente, seguita da quelle 35-44 e 45-54
  • La piattaforma social più attiva si conferma YouTube, seguita da WhatsApp e Facebook
  • Le Stories stanno facendo registrare su tutte le piattaforme un incremento continuo del loro tasso di engagement e penetrazione, crescendo 15 volte più velocemente dei contenuti su feed

Dati interessanti che ci permettono di fotografare l’attuale situazione e comprendere per sommi capi le tendenze del momento. Ma proviamo a fare un passo avanti ulteriore e misurare le ripercussioni dei social sulla vita di ognuno di noi.

Quando i social network si usano (anche se non vuoi)

“Cluster digitali. Narrazione collettiva nell’era dei social media”. “Social media storytelling”. “Antropologia dei social media. Comunicare nel mondo globale”. Sono solo alcuni dei titoli che si possono trovare in libreria o sui maggiori store virtuali. Titoli che affrontano da varie prospettive un tema spinoso, perché difficile da inquadrare e con ramificazioni tanto vaste quanto profonde. In merito ai social si sono espressi ormai tutti: filosofi, professori, pedagoghi, scrittori, professionisti del marketing… Ognuno ha cercato di fornire una sua visione, declinandola come è naturale e inevitabile che sia sulla base dei propri interessi e della propria esperienza. C’è chi, con un approccio psicologico, ha messo in risalto i meccanismi narcisistici e chi invece, da un punto di vista incentrato sul marketing, ha sottolineato i vantaggi di essere connessi 24 ore su 24, costruendo una propria community di pubblico. Ciò che è innegabile è che non possiamo limitarci a un’alzata di spalle: “ah tanto io non ho Facebook”, oppure “mio figlio non ha ancora il telefonino, quindi è al sicuro”.

Se andiamo oltre queste false consolazioni, ci rendiamo conto che la società stessa è diventata social, e che in ogni segmento del nostro vissuto ci capita, volenti o nolenti, di avere a che fare con questa multiforme narrazione (e rappresentazione). Ecco qualche scenario sicuramente già vissuto da molti di noi, incluso chi non ha alcun profilo social, né su Facebook né altrove…

  • Recensioni o diffamazione sui social media

Capita a volte, come imprenditori o come privati, di essere chiamati in causa da qualcuno, ad esempio attraverso una recensione alla pagina Facebook del negozio o della ditta in cui si lavora, oppure su aggiornamenti (anche fotografici) nel profilo personale o ancora su post all’interno di gruppi Facebook e simili. In questi casi si è coinvolti direttamente e bisogna agire con estremo tempismo, anche se necessario per vie legali, chiedendo la rimozione dei contenuti qualora dovessero ledere la propria reputazione e dignità.

  • Condivisione di contenuti che ci appartengono (in teoria)

Partecipiamo a una festa, a un evento o a una serata pubblica, e il giorno dopo le foto dei nostri figli o di altri famigliari finiscono sui social media del quotidiano locale, o magari vengono usate riprese video che cii ritraggono (senza il nostro consenso) per montare un video Youtube. Ebbene, qui entra in gioco ancora una volta la privacy, con i suoi confini sempre più labili e sottili (oramai per nostra stessa volontà). Che fare? L’approccio migliore è sempre preventivo: se non vogliamo finire nelle stories o nei profili di altri, abbiamo noi per primi il dovere di controllare cosa succede intorno a noi, autorizzando o meno la condivisione di contenuti che ci vedono coinvolti.

  • Login a servizi tramite account Facebook

Non avere un profilo Facebook personale a volte è di ostacolo perfino quando si tratta di accedere a servizi o strumenti digitali. Capita infatti che le piattaforme a cui vogliamo accedere per ascoltare musica, guardare film, imparare una lingua ecc, chiedano come sistema di accesso il collegamento con l’account Facebook (si spera in buona fede e non per estrapolare dati). Ecco che i social media, anche qui, dettano legge e si configurano come un metodo senza il quale si hanno più limiti da sostenere.

  • Ricerca di informazioni su aziende e persone

A volte capita anche di imbattersi in aziende o persone con una reputazione dubbia, nei confronti delle quali è necessario condurre un minimo di indagine preventiva. Ecco che di nuovo i social media possono tornare utili e offrire un aiuto prezioso in termini di feedback e “sentiment”, parola che indica appunto il giudizio degli utenti intorno a un certo marchio (ma vale anche per le persone singole).

Populismi, narcisismo, ossessioni, psicologia, alienazione

Come se non bastasse, nei social media convergono pulsioni e interessi microscopici e macroscopici. Del nostro ego da una parte, dei governi e dei politici dall’altra. Appare sempre più evidente che non esistano social media buoni o cattivi: l’uso che facciamo di questi strumenti determina la creazione di un ecosistema proficuo o nocivo. Vedremo nelle prossime puntate come alcuni strumenti e alcuni accorgimenti, anche, se vogliamo, di netiquette, possano portarci a una fruizione dei social più equilibrata per noi e per chi ci sta intorno. Se hai bisogno di maggiori informazioni in relazione alle tue pagine social o ai tuoi profili aziendali su Youtube, non dimenticarti di contattarci senza impegno per spiegarci cosa vorresti ottenere. Grazie al nostro servizio di Branding possiamo guidarti passo passo verso la realizzazione degli obiettivi più ambiziosi, con o senza l’ausilio dei social media. A presto!