La fiaba della Pecora che salverà il genere umano dai suoi errori
Snobbato per decenni, l’animale iconico della Sardegna svela inattese doti naturali in grado di contrastare l’inquinamento da idrocarburi
C’era una volta. Tutte le favole iniziano così, e questa che voglio raccontarvi è una favola.
Tutto nasce migliaia di anni fa quando, in una terra brulla, quasi inospitale, l’uomo decide che l’ambiente è perfetto, non per coltivare, ma per allevare bestiame.
Così prende dei capi ovini e comincia a farli scorrazzare per le lande ricche di ginestre, di mirto ed erbe aromatiche.
L’uomo ne ricava un latte incredibile, della carne ottima e della lana per vestirsi.
Insomma, l’introduzione della pecora in quel territorio selvaggio è una benedizione, al punto che diviene il simbolo stesso di quella terra.
Nuova stazione sperimentale per l’agricoltura di montagna
La scoperta delle materie prime, fra cui il carbone, e l’oblio sceso sugli allevamenti ovini
Nel tempo la terra brulla ed inospitale si scopre anche ricca di materie prime, tra cui il carbone, e così la pecora passa in second’ordine e, come in tutte le favole che si rispettino, viene quasi dimenticata o diviene il simbolo negativo di quella terra.
Ma la pecora non lo sa e continua a mangiare erbe, scorrazzare per i pascoli e produrre lana.
Succede che un giorno un signore, che era stato lontano dalla sua terra tanti anni, decide di tornare in patria per sfruttare le sue conoscenze a beneficio della sua terra.
Così comincia a raccogliere la lana, a lavarla, a cardarla fino a crearne un feltro: non lo chiamiamo “tessuto non tessuto”.
Beh, qui sembra finire la favola; invece no. Continua e diviene sempre più bella e articolata.
Per cambiare l’ecosistema marino basta una goccia di petrolio
Perché la lana non potrebbe surrogare nylon e poliestere nell’automotive e nella geotecnia?
Questo signore ha lavorato tutta una vita nel settore del tessile tecnico per l’automotive e la geotecnia e si chiede perché non possa usare la lana di pecora invece della fibra di poliestere o il nylon.
Perché non usare una fonte rinnovabile e facilmente recuperabile per produrre le nostre imbottiture, i nostri drenaggi ed i nostri pannelli per la coibentazione?
Così nasce l’azienda “Pecora” (già, nella sua lingua si traduce così, simpatico vero?) e realizza un prodotto da usare in tutte le case come coibentazione.
Un prodotto naturale che usa rifiuti per permetterci di spendere meno energia. Già perché la lana di pecora è un rifiuto.
Non è adeguata al tessile d’abbigliamento (troppo grossolana e ruvida, ci gratteremmo tutti dalla mattina alla sera), troppo dispersa nel territorio, troppo difficile da trattare (perché i lavaggi pubblici non esistono più).
Ma il fondatore di “Pecora” non ne vuole sentire di fermarsi, così all’improvviso viene a sapere che la lana di pecora ha delle caratteristiche decisamente importanti.
Un’ingegneria genetica per l’agricoltura e l’alimentazione sostenibili
Un piccolo purificatore d’aria passivo, che tutti possiamo utilizzare contro la formaldeide…
È in grado di assorbire delle sostanze nocive per l’uomo senza che venga fatto alcun trattamento. È un piccolo purificatore d’aria passivo, che abbatte la formaldeide ed altre sostanze pericolose.
Già così sarebbe un bel finale per una favola, ma “Pecora” ed il suo fondatore non sono in grado di stare fermi. Qui nasce il vero miracolo.
Che la lana di pecora fosse un ottimo coibente lo sappiamo tutti.
Non a caso indossiamo maglioni, cappotti ed abiti in lana durante l’inverno (il termine cappotto viene proprio dal capo di abbigliamento… in lana di pecora).
Ma sapevate che la lana di pecora potrebbe salvare i mari e gli oceani dagli idrocarburi?
No, su, non è possibile. Come potrebbe un pelo di animale pulire il mare come fosse uno straccio? Beh, può farlo.
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Il 90 per cento del proprio peso in oli ed idrocarburi galleggianti catturato e ripulito
Da una ricerca della suddetta “Pecora”, comprovata da studi fatti in Texas, si è scoperto che le caratteristiche intrinseche del feltro di lana di pecora (quello per coibentare la casa), se usato in mare, raccoglie circa il 90 per cento del proprio peso in oli ed idrocarburi galleggianti. Il resto è acqua.
Non soltanto, sono pulibili e facilmente riciclabili.
Questo vuol dire che, con una catena di “salsicciotti” in lana di pecora, si può arginare una macchia di petrolio sversato in mare, raccoglierlo e recuperarlo senza che poi venga tutto bruciato per smaltirlo.
Lascio a voi, miei cari, informarvi su come si smaltisce ciò che viene usato per raccogliere gli idrocarburi sversati in mare (non so se più inquinante il riciclo o lo sversamento), ma sappiate che con la lana di pecora il petrolio, gli oli combustibili, gli idrocarburi possono essere raccolti e nuovamente utilizzati.
E i nostri salsicciotti? Si lavano e riutilizzano. Certo non all’infinito, ma più e più volte, abbattendo notevolmente l’inquinamento atmosferico.
Insomma, non è un bel finale per una favola? La pecora che placidamente pascola nei suoi territori brulli, che ci fornisce latte e carne e che ci salva dai danni fatti da noi stessi.
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Il miracolo italiano di Pierluigi Damiani da Decimomannu, imprenditore, pensionato e “lottatore”
Ah, volete sapere dove si trova questo territorio fantastico? Ma su, lo avete capito benissimo, è l’Italia.
In particolare, è la Sardegna e l’azienda si chiama veramente “Pecora”, però in sardo (“Brebey”).
Tutto questo grazie alla mente lungimirante ed un po’ alienata di un signore che, già in pensione da anni, non smette di correre e lottare per mantenere in vita la sua creazione: Pierluigi Damiani da Decimomannu, non distante da Cagliari.
Mi piace raccontare questa storia e tutte le volte la modifico, la rigiro perché è una storia viva che vuole crescere e andare avanti.
Un vero miracolo italiano. E sardo.
Un sistema per salvare il mare: come “predire” l’inquinamento
L'isolamento in lana di pecora Brebey Tecnolana su una parete in mattoni
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